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domenica 14 maggio 2017

18 maggio, in libreria




Oggi non possiamo non dirci nietzschiani, perché il mondo di Nietzsche è diventato il nostro mondo; non potrà mai più darsi, in modo credibile, una filosofia che abbia come riferimento la figura della verità in senso forte. Nietzsche lo sapeva, come tutti coloro cui è dato di scandire e segnare le epoche.
Susanna Mati


Il 18 maggio, in libreria, incontro con Susanna Mati, autrice di Friedrich Nietzsche (Feltrinelli 2017) e curatrice, sempre per Feltrinelli, di La nascita della tragedia (2015) e Così parlò Zarathustra (2017).


Giovedì 18 maggio, ore 17,00
Libreria delle Donne
Via Fiesolana 2B - Firenze
055 240384
eventi.libreriadonne@gmail.com

è gradita la prenotazione

lunedì 16 maggio 2016

26 maggio, in libreria






L’abisso tra filosofia e politica si apre storicamente con il processo e la condanna di Socrate...









Giovedì 26 maggio 2016, alle ore 21.00, alla Libreria delle Donne di Firenze, presentazione di

Socrate di Hannah Arendt (Raffaello Cortina, 2015)

In occasione della pubblicazione del  corso  americano tenuto da Hannah Arendt del 1954, Alberto Zino e Costanza Tabacco, lettori appassionati, dialogano

martedì 1 dicembre 2015

NEW GEN(d)ERATION


Orgoglio e pregiudizio di genere

Chiara Lalli
Con una postfazione di Paul B. Preciado

Fandango Ebook
Data di uscita: 3 dicembre 2015
Prezzo 1,99 euro


Chi difende i diritti del bambino diverso? I diritti del ragazzino a cui piace vestirsi di rosa? Della ragazzina che sogna di sposarsi con la sua migliore amica? I diritti del bambino queer, checca, lesbo, transessuale o transgender? Chi difende i diritti del bambino a cambiar genere, se lo desidera? I diritti del bambino alla libera autodeterminazione di genere e sessualità? Chi difende i diritti dei bambini a crescere in un mondo che non violenti la sessualità né il genere?

Paul B. Preciado

Al grido “Difendiamo i nostri figli!”, un esercito di uomini e donne spaventati e agguerriti si erge a difesa della nostra presunta natura minacciata da un mostro dalle mille facce e dai mille nomi. È l’Ideologia del Gender.
“La teoria del gender è un’ideologia a sfondo utopistico basata sull’idea, già propria delle ideologie socio-comuniste e fallita miseramente, che l’eguaglianza costituisca la via maestra verso la realizzazione della felicità” (Lucetta Scaraffia,  L’Osservatore Romano), La Società italiana delle storiche aveva già risposto un anno fa alle farneticazioni sull’uso sconsiderato della categoria gender definendola non una teoria (tantomeno un’ideologia), “quanto piuttosto uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione: senza comportare una determinata definizione della differenza tra i sessi, la categoria consente di capire come non ci sia stato e non ci sia un solo modo di essere uomini o donne, ma una molteplicità di identità e di esperienze, varie nello spazio e nel tempo”. Nonostante ciò, gli allarmi e le paure infondate non sono diminuiti, anzi. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un aumento esponenziale di comunicati, iniziative, proposte di scioperi scolastici, richieste di “fare qualcosa” contro questa ideologia che ci vorrebbe tutte e tutti indifferenziati e liberi di scegliere se essere donne, uomini, trans, omo, etero, bisex, casti, indecisi o altre diavolerie che non abbiamo ancora inventato (come se ci fosse qualcosa di male, come se dovessimo obbedire ordinatamente alle Regole Universali Moralistiche decise da qualcun altro). Chiara Lalli ripercorre a ritroso la via del gender per andare a recuperare le origini di una tale confusione di termini, concetti e intenzioni. Una confusione per niente neutrale e che mira al controllo della morale, del comportamento, della sessualità, dell’educazione e dei corpi non conformi. “Sarebbe già abbastanza ingiustificabile usare fantasmi e spauracchi per limitare i diritti, soprattutto perché garantire diritti a tutti non li toglie a nessuno. Ma tutto questo rischia di diventare inutilmente crudele quando è diretto ai bambini e agli adolescenti – scenario non inverosimile se si pensa che uno dei luoghi di scontro è proprio la scuola”.

Chiara Lalli è filosofa e giornalista. I suoi ultimi libri sono Secondo le mie forze e il mio giudizio. Chi decide sul fine vita. Morire nel mondo contemporaneo (Il Saggiatore, 2014) e A. La verità, vi prego, sull’aborto (Fandango, 2013). Scrive per Il Corriere della Sera, Internazionale e Wired.

giovedì 31 ottobre 2013

Sole nero




Julia Kristeva

Sole nero. Depressione e melanconia

Donzelli 2013
€ 27,50   

 

Tenterò di parlarvi di un abisso di tristezza, di un dolore incomunicabile che talvolta ci assorbe, spesso in modo durevole, sino a farci perdere il gusto di qualsiasi parola, di ogni atto, il gusto stesso della vita … Da dove viene questo sole nero? Da quale galassia insensata i suoi raggi invisibili e pesanti mi inchiodano al suolo, al letto, al mutismo, alla rinuncia?

Con queste parole Julia Kristeva comincia la descrizione della depressione e della melanconia.
Ventisei anni dopo la prima edizione francese del suo libro, l’autrice riconosce che, oggi come allora, la depressione continua a torturare chi ne è colpito, sotto forma di un passato che non passa, di una ferita che non si rimargina, di una colpa mai espiata.
E se i pazienti di oggi usano lo smartphone o skype, non ci si illuda di comunicare meglio e di più, avverte la scrittrice, il web non impedisce il suicidio, semmai lo incoraggia.
Ma una novità c’è: sotto il peso della crisi economica le nazioni stesse sono depresse, nel senso che esse stanno perdendo identità, valori, fierezza. Come a dire che siamo di fronte a un ripiegamento globale, a una perdita collettiva della speranza. Come ci si può riparare dai raggi di questo cosmico sole nero?
L’unica arma che abbiamo e che può risultare efficace è la cultura; interroghiamoci su questo, suggerisce la psicoanalista francese, ripensiamo la cultura europea nei termini nuovi che l’Europa senza frontiere ci chiede.
Dopo anni di lavoro in diversi contesti e di confronto con la sofferenza di tante e tante donne Julia Kristeva apre una porta e si rivolge all’universo femminile  con queste parole: oggi penso, con Colette, “che rinascere non è mai superiore alle nostre forze”.

Julia Kristeva, francese di origine bulgara, insegna Linguistica e Semiologia all’Università di Parigi. Esponente di spicco della corrente strutturalista francese, ha concentrato i suoi interessi attorno ai temi della psicoanalisi.
Tra le sue opere apparse di recente in Italia ricordiamo la trilogia sul genio femminile (Colette. Vita di una donna, 2004; Hannah Arendt. La vita e le parole, 2005; Melanie Klein. La madre la follia, 2006), Bisogno di credere (2006), La testa senza il corpo (2009).
marinella m.

sabato 9 giugno 2012

Incontro con Francesca Rigotti

FILOSOFIA A TAVOLA
Incontro con Francesca Rigotti

Libreria delle donne, via Fiesolana 2/B - Firenze
Mercoledì 13 giugno, ore 18.30

Se in genere i filosofi sono portati a rivolgere il loro pensiero solo su grandi temi, che ricorrono costantemente dall'antichità, Francesca Rigotti scrive e parla delle sue, e nostre, piccole cose, facendoci riprovare quello stupore che è alla base della filosofia.
Al centro di questo incontro due suoi libri accomunati dal tema del cibo e dell'alimentazione, La  filosofia in cucina e Gola. La passione dell'ingordigia.
La filosofia in cucina, rieditato ora ma uscito per la prima volta nel 1999 e da allora tradotto in più di dieci lingue, guarda alle metafore della cucina nel linguaggio filosofico, notando la loro pervasività persino in autori che mai in vita loro avevano messo piede in cucina. Gola. La passione dell'ingordigia (del 2008) ragiona invece intorno al vizio (peccato? malattia?) dell'ingurgitare troppo cibo, a partire da un'epoca in cui il cibo era scarso ma genuino, fino ai nostri bizzarri tempi in cui il cibo è abbondante ma spesso malsano. Trasversalmente nei due libri si lanciano occhiate all'intreccio di queste problematiche - le metafore alimentari e i peccati di gola - con il ruolo in cucina della donna, «alimentatrice» ufficiale della società, almeno al livello basso del quotidiano.

Introduce e coordina Marinella Mannelli.

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria

info e prenotazioni
La libreria delle donne
tel. 055/240384
libreriadonne@iol.it
http://libreriadelledonnefirenze.blogspot.com


Di Francesca Rigotti abbiamo scritto qui e qui

martedì 28 febbraio 2012

Freschi di stampa 20

Narrativa

Ornela Vorpsi
Fuorimondo
Einaudi, € 13,50

Elizabeth von Arnim
Il circolo delle ingrate
Bollati Boringhieri, € 17,50

Amélie Nothomb
Uccidere il padre
Voland, € 9,00 

Joan Didion
Blue nights
Il Saggiatore, € 15,00
   
Goliarda Sapienza
L'università di Rebibbia
Einaudi, € 11,00

Quello che le donne. Storie di coraggio e passione
Einaudi, € 16,00

Elsa Osorio
La miliziana
Guanda, € 18,50

Isabel Allende
Il quaderno di Maya
Feltrinelli, € 20,00


Saggistica

Iaia Caputo
Il silenzio degli uomoni
Feltrinelli, € 16,00

Francesca Rigotti
La filosofia in cucina. Piccola critica della ragion culinaria
Il Mulino, € 11,00

Isabella Adinolfi
Etty Hillesum. La fortezza inespugnabile
Il nuovo melangolo, € 16,00

Rossella Pisconti
Applicare Wittgenstein al pensiero femminista
Liguori, € 15,99

sabato 14 maggio 2011

Invidia



La passione triste

Elena Pulcini
Il Mulino, 2011
€ 15,00




L’invidia è la passione triste, madre del risentimento e del rancore, che nasce quando, nel confronto con l’altro, ci sentiamo mancanti o carenti. A differenza della gelosia che è la paura di perdere qualcosa che abbiamo, nell’invidia ciò che ci consuma è il pensiero che l’altro possieda (anche quando non è vero) qualcosa che noi non abbiamo, fino alla sua forma più maligna che è il gioire per le disgrazie altrui.
L’invidia, scrive Elena Pulcini, è una passione universale, che appartiene all’individuo e alla società, di cui si sono occupate la mitologia, la religione, la filosofia, la sociologia e persino l’economia.
L’invidia è pericolosa non solo perché può generare passioni violente, ma soprattutto perché è qualcosa che nessuno vuol riconosce di provare.
Ecco allora che, conclude l’autrice, lo sguardo va spostato dagli altri verso se stessi: guardarsi dentro e fino in fondo ci consentirà di conoscere e apprezzare, luci e ombre, l’unicità che ognuno di noi è. Con questa consapevolezza potremo vivere relazioni che siano un reciproco riconoscimento.

Elena Pulcini insegna Filosofia sociale all’Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni Il potere di unire (2003), L’individuo senza passioni (2005), La cura del mondo (2009).
marinella m.

giovedì 24 febbraio 2011

Che fine ha fatto lo stato-nazione? (2)




Judith Butler,
Gayatri Chakravorty Spivak

Meltemi 2009
€ 13,00




Quali 'stati' per chi non ha 'stato'?
Questo piccolo ma denso libro, che riporta l'intervento a un seminario sulla globalizzazione svoltosi nel 2007 ad Irvine, California, mi è tornato alla memoria leggendo le dichiarazioni di questi giorni attorno al problema degli immigrati che si prevedono in arrivo dalle coste libiche.
Nessuno ne parla come di profughi o rifugiati, con diritto d'asilo. Ed anche nel caso fossero solo persone che approfittano dell'improvvisa libertà o tragedia per fuggire verso destini migliori, sono semplicemente un problema, un costo, delle persone che si presentano già con uno stato: quello di clandestini, di fuoriusciti. Saranno cioè sentiti come altro dalle nostre comunità nazionali.
E allora ho ricordato questo testo che mette bene in luce quali siano le strategie di potere che gli stati nazionali mettono in atto per creare nuovi stati, mentali-esistenziali-giuridici, che escludano dalla polis e dalla cittadinanza, grazie a dispositivi militari ed extraterritorialità mai conosciute prima.
Il titolo italiano non è la traduzione del titolo originale, che dice invece: “Chi canta l'inno nazionale?”.
La riflessione della filosofa americana interroga il pensiero di Agamben e Arendt a proposito del rapporto tra potere e polis e diritto di cittadinanza, cercando il senso del diritto alla libertà e mettendo in discussione la visione classica dei diritti di cittadinanza previsti solo per lo status di cittadino.
La sua risposta è nell'esempio che dà titolo al libro; infatti racconta dei clandestini latinos negli USA che cantano in piazza in spagnolo l'inno nazionale americano, agendo nei fatti, senza essere cittadini, la libertà e il diritto ad essere parti della comunità statunitense, rivendicando così un gesto assolutamente eccentrico, che trova nell' agire politico la propria dimensione pubblica.
Si tratta di un testo complesso ma ricchissimo di spunti, a volte necessari per capire un mondo fatto di confini che si chiudono sempre più e al tempo stesso si dislocano, con il solo obiettivo di normare in modo nuovo gli 'stati' di chi non conosciamo.
m.l.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il filo del pensiero




Tessere, scrivere, pensare


Francesca Rigotti

Il Mulino, 2002
€ 11,50


Arianna, Aracne, Ananche, Atena sono le donne della mitologia che presiedono alla tessitura, che, dal suo elemento originario, il filo, al prodotto finito la tela, l’intreccio, la trama, è un’arte femminile e regale.
Il filo che queste creature hanno in mano e lavorano è quello dell’esistenza e del destino delle donne e degli uomini, con il quale esse danno un senso alla vita.
Arianna, figlia del re di Creta Minosse e di Pasife, figlia del sole, ardente di amore e di passione, dette a Teseo il filo per uscire dal labirinto. Aracne, fanciulla esperta nel lavoro della filatura e amante del suo lavoro, osò sfidare Atena, dea della tessitura, e da questa trasformata in ragno.
Ananche, il cui nome significa legame, è colei sulle cui ginocchia gira il fuso che fila il filo della vita ripreso e distribuito dalle Parche: Cloto, che aiuta a filare facendo girare il cerchio esterno del fuso con la mano destra, Atropo, che fa girare i cerchi interni con la mano sinistra, e Lachesi, che girare alternatamente l’uno e gli altri, con l’una e l’altra mano.
Mentre le donne con le loro mani filavano e tessevano, il filo, il ragno, la tela, il telaio, la stoffa, l’ordito, la trama, l’intreccio, sono diventati nella loro “veste” di metafore, il filo del pensiero, il filo spezzato del ragionamento, il filo della storia, il filo del racconto, la vestaglia del filosofo…
Forse è venuto il momento, conclude Francesca Rigotti, in cui Teseo restituisca il filo ad Arianna, e in cui Arianna non usa quel filo per impiccarsi bensì per uscire dal labirinto, insieme a Teseo, e per orientarsi con lui su altri sentieri.
Per parte mia ho avuto una nonna che filava e oggi mentre guardo la mamma che, seppure con le mani deformate dall’artrite, gugliata dopo gugliata, punto dopo punto, trasforma un pezzo di stoffa in un abito, penso di essere di fronte ad un accadimento magico.
Che ognuna trovi i suoi fili, li intrecci e tessa la tela della propria vita…
marinella m.

domenica 21 novembre 2010

Partorire con il corpo e con la mente




Francesca Rigotti


Bollati Boringhieri 2010
€ 16,00




Questo libro ha inizio con la storia di un furto e si conclude con la consapevolezza che il maltolto deve essere restituito.
Il ladro è la filosofia, le derubate sono le donne, la refurtiva è la nascita, come atto originario di ogni creatura ed ogni creazione.
L’autrice, studiosa e madre di quattro figli, ripercorre la tradizione filosofica occidentale e mostra come le donne siano state fermate sulla soglia della stanza del parto e inchiodate al corpo, diventato per loro il solo mezzo di generare.
La nascita invece, una volta separata dalle viscere ed elevata ad archè, principio, diventa un’astrazione, entra nella storia del pensiero, e in questa veste lo attraversa.
Per riprendersi il maltolto, continua l’autrice, occorre un pensare creativo che come Giano, la divinità romana che sorvegliava le soglie, abbia lo sguardo rivolto sia all’interno che all’esterno, e che proprio come Giano, che dà il nome a gennaio, sia un inizio. Il pensiero creativo si ha ogni volta che prende forma qualcosa che un momento prima non c’era: unico, originale, irripetibile frutto di tensione e fatica. È così che partoriremo anche con la mente.

Francesca Rigotti insegna Concetti e metafore della politica presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università della Svizzera Italiana di Lugano. Collabora a “L’unità” e al “Sole 24 Ore”. Tra i suoi saggi, tradotti in otto lingue: Il potere e le sue metafore (1992), Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare (2002), La filosofia delle piccole cose (2004), La filosofia in cucina. Piccola critica della ragion culinaria (2004), Il pensiero pendolare (2006), Gola. La passione dell’ingordigia (2008).
marinella m.

domenica 7 novembre 2010

Le stelle inquiete


Alle ore 21, al cinema Odeon di Firenze, nell'ambito del festival internazionale Cinema e donne, proiezione del film Le stelle inquiete, che ricostruisce un episodio della biografia di Simone Weil. Sarà presente la regista Emanuela Piovano.

Qui il programma completo del festival.

giovedì 4 novembre 2010

Che fine ha fatto lo stato-nazione?





Judith Butler
Gayatri Chakravorty Spivak


Meltemi 2009
€ 13,00




…le studiose gli studiosi di letteratura cosa hanno a che fare con gli stati globali? ...perché noi studiosi di letteratura siamo, è ovvio, attratti dalle parole … lo stato
[in minuscolo nel testo] non è il solo luogo del potere. Abbiamo per esempio stati non nazionali e stati di sicurezza che contestano attivamente la base nazionale dello stato … lo stato in cui siamo quando facciamo queste domande può avere o può non avere a che fare con lo stato in cui siamo …che può dopo tutto essere uno stato mentale.

Sono le frasi iniziali del discorso fatto da Judith Butler durante il seminario "Sullo Stato Globale" organizzato nel maggio 2007 dall'Università di California a Irvine. Sono le frasi con cui apre il suo intervento, condotto a due voci con Gayatri Chakravorty Spivak, altra filosofa femminista, postcolonialista, americana, di origine indiana.
Sono le parole di un'apertura che discorrerà di stati-nazione/giurisdizioni-extraterritoriali, di condizioni di vita definite da nuove strategie di potere degli stati nazionali, a loro volta ridefinibili dalle vite di chi li attraversa senza diritti.
Judith Butler osserva che quando lo Stato – …le strutture legali e istituzionali che delimitano un certo territorio – …usando la forza della nazione mette in un certo stato quelli che espelle e sospende nelle garanzie fino a che quello stato diventi uno stato perenne… – …quando questo accade siamo in una situazione densa di potere militare …
Certamente sappiamo che la nazione è quel patrimonio condiviso di cultura lingua tradizioni di una popolazione che si dota di confini, attraverso i quali afferma la propria sovranità e, dunque, espelle chi non ci si riconosce o chi non è da riconoscere al proprio a interno. Andando avanti nella lettura allora ci ricordiamo come nel mondo contemporaneo la realtà più evidente sia quella di milioni di persone che cambiano continuamente il loro stato, mentale e politico – oltre che giuridico – a seconda del territorio in cui si trovano a vivere, spesso clandestini, spesso prigionieri in campi che ne disconoscono identità e appartenenza di Stato o nazionale – terroristi tout court – palestinesi senza stato – curdi senza stato – immigrati clandestini senza status, in nome di altri stati che difendendo la propria idea di nazione oltrepassano il proprio confine giuridico e territoriale, espellono dalla protezione legale, creando nuove aree statali e nazionali che però non hanno nessun atto fondativo né costituzionale che li legittimi.
È questo il quadro che si forma leggendo questo Dov'è finito lo stato nazione? di Judith Butler e Gayatri Chakravorty Spivak (titolo orginale: Chi canta l'inno nazionale?), per Meltemi Edizioni, affascinante e lucida lettura del rapporto tra vite e potere, tra la vita e la dimensione pubblica per il solo tramite della cittadinanza o possibilmente con atti politici.
Dove ha origine questo separare le vite dai loro propri diritti, anche quelli più naturali, come l'esercizio della propria libertà? Dove ha origine questa separatezza tra le vite e le leggi che danno diritti? Tra la polis e chi non ne fa parte? È corretto pensare come fa Agamben in Homo Sacer alla nuda vita come fosse possibile separare la vita biologica da quella pubblica e politica, soprattutto in un mondo in cui le questioni del corpo sono questioni già dentro la gestione del potere politico? È ancora possibile pensare la polis – come fa Hannah Arendt – come il luogo di chi, per il solo fatto di essere cittadino a pieno titolo, ha nella propria natura la sua libertà da valorizzare nell’agire la vita pubblica, quando il mondo è pieno di clandestini, di persone che non riescono a concludere un percorso da un luogo all'altro ma vengono fermati prima, in uno stato indefinito, fuori della polis? È necessario porre sempre la cittadinanza come vincolo per la libertà?
Che diritto hanno i latinos, di fatto clandestini in terra statunitense, che cantano nel 2006 in California, nelle piazze, l'inno americano in spagnolo, per Bush cantabile solo in inglese? e che affermano: "siamo uguali, questo inno è anche nostro"?
Butler sottopone all'attenzione di tutti, dal centro del suo discorso, tanto da farne titolo del volume, l'atto “eversivo” evidentemente eccentrico, fortemente politico e rivoluzionario, dell'agire comunque, in piazza e non nelle istituzioni, un diritto che non si ha ancora: la propria libertà, la libertà di cantare un inno, di riconoscersi in quell'inno, in quel patrimonio storico e di diritto/di diritti, pur essendo ancora esclusi dalla polis in cui vita naturale e vita biografica combaciano. Possibilmente, combaciano.
Su Youtube si trova un'intervista alla Arendt, fatta negli annio '70, successiva alla crisi del Watergate, che mi sento di segnalare perché molto bella da sentire e vedere: Arendt afferma che gli Stati Uniti d'America non sono uno Stato Nazione perché sono un coagulo di appartenenze diverse che si riconoscono in una costituzione.
Cosa vuol dire veramente questo? In che relazione è con Guantanamo? Come si può sviluppare la lettura comparata di Hannah Arendt e Judith Butler, dalle vite e dall'intelligenza straordinarie?
Dimenticavo di commentare l'interlocutrice privilegiata di questo discorrere: Gayatri Spivak. Postcolonialista, è legata a una lettura più fortemente economica della distribuzione del potere e dei diritti; il suo è leggero contrappunto che pone all'attenzione del pubblico il tema per esempio del regionalismo critico e della disarticolazione di un potere esteso che cerca ancora forme di colonialismo.
Si tratta dunque di un testo molto interessante che anche rappresenta in qualche modo due diversi punti di vista, collocati dentro forme di sapere che discutono e criticano i saperi tradizionali dell'Occidente universalistico, e che anche in Italia separano o articolano la discussione femminista sui rapporti con le donne altre, invitando di conseguenza a uno sguardo diverso sulle donne noi, compresa la rivisitazione degli ambiti propri delle categorie che usiamo: immigrazione, esclusione, nazionalismo, pace, guerra direi io.
m.l.

lunedì 20 settembre 2010

Michela Marzano



Estensione del dominio della manipolazione
dall'azienza alla vita privata

Mondadori 2010
€ 9,50




È uscito da poco in edizione economica il saggio che ha fatto conoscere in Italia Michela Marzano: una lettura da non perdere.
Qui una intervista a Marzano dal Sole 24Ore del 2009.
a.bu.

mercoledì 9 giugno 2010

Ipazia di Alessandria



Riflessioni sulla libertà di pensiero fra passato e presente




Giovedì 10 giugno 2010, alle ore 17.30, al Giardino dei Ciliegi, Margherita Hack e Enzo Mazzi parlano di Ipazia, di libertà di pensiero, della "forza generatrice" dell'eresia.
L'incontro, coordinato da Sandra Cammelli, è organizzato in collaborazione con la Libera Università “Ipazia” e la Comunità dell’Isolotto.

mercoledì 5 maggio 2010

L'enigma della maternità


Etica e ontologia della riproduzione
Maria Moneti Codignola

Carocci 2008
€ 21,00


Maria Moneti Codignola presenta L'enigma della maternità mercoledì 5 maggio, alle 17.30, presso la Biblioteca delle Oblate di Firenze, nell'ambito del ciclo di incontri "Leggere per non dimenticare".

mercoledì 24 marzo 2010

Il racconto di Antigone e Elettra




Simone Weil


a cura di Giancarlo Gaeta
Il Melangolo 2009
€ 9,00



Sono passati circa duemilacinquecento anni da quando in Grecia si scrivevano bellissimi poemi. Ormai, a leggerli, sono quasi soltanto coloro che si specializzano in questo studio, ed è un peccato. Perché questi antichi poemi sono talmente umani da essere ancora molto vicini a noi e possono interessare tutti. Sarebbero persino molto più commoventi per quanti sanno che cosa significa lottare e soffrire, piuttosto che per coloro che hanno trascorso la loro vita tra le quattro mura di una biblioteca...


I miti di Antigone e di Elettra (più un frammento sul Filottete) in due articoli che Simone Weil compose per una rivista operaia, con l'intento di far conoscere a uomini e donne che non avevano cultura classica le storie narrate dalla tragedia greca, modelli senza tempo della capacità del singolo di opporsi all'ingiustizia e alla forza.
a.bu.

domenica 18 ottobre 2009

Nonostante Platone




Adriana Cavarero


ombre corte 2009
€ 13,00




P
ubblicato per la prima volta nel 1990 e subito tradotto in molte lingue, Nonostante Platone è una pietra miliare della filosofia della differenza sessuale e degli studi culturali e di genere. Da anni introvabile, è stato finalmente ristampato dall'editore ombre corte, con una nuova Prefazione dell'autrice.

giovedì 11 giugno 2009

Simone Weil. Una donna assoluta





Gabriella Fiori


La Tartaruga 2009

€ 15,00






Questo libro non è uno studio, è un’immersione.
Simone Weil infatti non può essere oggetto di studio: troppo viva, troppo eternamente giovane e violenta per questo. Impossibile scorporarla in analisi, relegarla in classificazioni, confinarla in raffronti. È una forza catalizzatrice, una risorsa, una corrente di energia, che a un certo punto può attraversare la nostra vita e costringerci a certi interrogativi essenziali, il primo fra i quali è questo: «Che senso ha la mia vita?». Si può tentare allora di rispondere, oppure eludere la domanda. Si può andare in cerca dei suoi libri … leggerli, rileggerli, combatterli, accettarne la terribile esigenza, oppure rifiutarli quando la parola spirituale si fa troppo intensa. E, da un tale incontro, non si esce indenni.