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domenica 14 marzo 2010

Corpi e anime




Il tragico destino di tre donne ebree

Isabel Vincent

Garzanti 2008
€ 17,50



Smisero di recarsi nel cimitero di Inhauma, un fatiscente sobborgo di Rio de Janeiro, quando morì l’ultima di loro…

Sofia Chamys, Rachel Liberman e Rebecca Freedman erano tre di loro.
Siamo a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del ’900, negli shtetl dell’Europa orientale regnano la miseria, la fame, la malattia. Migliaia di adolescenti, ingannate con finti matrimoni da giovanotti ebrei profumati e benvestiti, vengono tradotte in Argentina e in Brasile dove, dopo inaudite e ripetute violenze, vengono avviate alla prostituzione. Le polacas, come erano chiamate le prostitute ebree, sono costrette a vendersi in luridi tuguri ai peggiori miserabili. Ridotte a carne da macello costituiscono, con la loro pelle color madreperla, fonte di lauti guadagni per i protettori.
Fummo costrette a fare tutto da sole.
Ripudiate dalle comunità ebraiche perché donne di malaffare, le polacas di Rio decidono di garantirsi almeno una degna sepoltura secondo il rito ebraico. Nel 1906 fondano la Società della Verità, acquistano un pezzo di terreno da adibire a cimitero e un appartamento da adattare a sinagoga.
Rebecca Freedman è la donna, tra loro, che presiede al tahara, la purificazione dei cadaveri prima della sepoltura… E Rebecca, con religiosa devozione e infinita umana pietà, lava e rilava i corpi delle sorelle fino a quando esse non sono pure.
Un libro toccante questo di Isabel Vincent, che per scriverlo ha impiegato cinque anni, cercando i documenti negli archivi della polizia, dei municipi, delle comunità ebraiche. La crudeltà perpetrata nei confronti di queste donne ci muove dolore e rabbia. La stessa rabbia e lo stesso dolore che ci prende oggi ogni volta che un corpo di donna o di uomo, in qualunque parte del mondo, è violato. Porteremo la mimosa al cimitero di Inhauma.

marinella m.

sabato 23 gennaio 2010

La prostituzione forzata nei lager nazisti


Si inaugura oggi a Roma, presso il Museo storico della liberazione di via Tasso, la mostra fotografica Prostituzione forzata nei campi di concentramento nazisti.
Ospitata nei messi passati presso il campo di concentramento femminile di Ravensbrück e portata in Italia da Be Free Cooperativa Sociale contro tratta, violenze e discriminazioni, la mostra (a ingesso libero) contiene circa 200 pannelli con interviste a testimoni e documentazione sull’organizzazione della prostituzione nei Lager.

martedì 23 giugno 2009

Perle di città



Voci di vita dalle strade alle piazze

iniziativa organizzata dal collettivo ZTL con PROGETTOBETA e StudentiInLotta, in collaborazione con IL GIARDINO DEI CILIEGI e la LIBRERIA DELLE DONNE



26 giugno
, Piazza Indipendenza, a partire dalle 19.30
27 giugno, Giardino dei Ciliegi, a partire dalle 10.00

con Beppe Rosso, Emilio Quadrelli, Tiziana Lucattini, Giuliana Musso, Carla Corso, Pia Covre, Geraldina Colotti e altre/i

Qui il programma completo

domenica 29 marzo 2009

Le nigeriane


Chika Unigwe

Neri Pozza 2008

€ 15,50




Quando scese dall’aereo a Bruxelles, con i resti della sua vecchia vita infilati nel bagaglio a mano, e la sua nuova vita si rivelò di fronte a lei come un quadretto variopinto pieno di colori e di promesse, capì che la Profezia si sarebbe realizzata qui. Aveva lasciato all’aeroporto di Lagos la zucca che la madre aveva voluto per forza farle portare. L’aveva buttata, insieme a tutte le altre tracce di dubbi su quel viaggio, in un secchio della spazzatura vicino ai bagni. Lagos era una città di morte, e lei le stava sfuggendo. Non le serviva trascinarsi dietro una zucca grande come la luna. Né i dubbi che l’avrebbero fatta tornare sui suoi passi.

Sisi, Efe, Ama e Joyce lasciano la Nigeria ed entrano clandestinamente in Belgio, attratte dalla promessa di un lavoro. Ciò che le attende ad Anversa, dove arrivano una dopo l’altra e diventano amiche, è invece una nuova forma di schiavitù. Romanzo duro e appassionato, documentato e avvincente, Le nigeriane ci fa conoscere la realtà di tante giovani migranti che cercano di realizzare in Europa un loro sogno di felicità (e a quel sogno, piuttosto un miraggio, allude il titolo originale, Fata Morgana) per finire dietro la vetrina di una strada del sesso.

a.bu.