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venerdì 29 novembre 2013

Ella Adaïewsky


Martedì 3 dicembre, alle ore 17.30, Cenacolo di Andrea Del Sarto a San Salvi, via San Salvi 16

LA VOCE DELLE DONNE
musica e poesia nella scrittura femminile
Quindicesima edizione

UN VOYAGE À RÉSIA (1883)

una pietra miliare della ricerca etnomusicologica in Europa
presentazione-concerto del libro di ELLA ADAÏEWSKY
con Quirino Principe, Mila De Santis, Umberto Berti

Claudia Grimaz soprano
Andrea Rucli pianoforte
Musiche di: Ella Adaïewsky (1846-1926)e Piero Pezzè (1913-1980)

ingresso libero fino a disponibilità dei posti

giovedì 24 ottobre 2013

Johanna Knauf

MyMoviesLive
http://www.mymovies.it/live
presenta

"Johanna Knauf direttrice  d’orchestra:
music to the people!"


dettagli ravvicinati di un’artista al lavoro
un film di Silvia Lelli

LUNEDI 28 OTTOBRE 2013 ore 21

cliccate sul link e lo guardate da casa!

Foto

mercoledì 6 febbraio 2013

Johanna Knauf direttrice d’orchestra


Sabato 9 febbraio al Cinema del Girone, in via Aretina, alle ore 18.30, proiezione di Johanna Knauf direttrice d’orchestra: music to the people! di Silvia Lelli.
 
Cosa succede quando una donna fonda e dirige un’orchestra? Ecco l’attività e il metodo di Johanna Knauf, una delle pochissime donne-direttrici al mondo. Il suo metodo fonde musica, istinto e socializzazione, si dice di lei che sia una maga che fa cantare ‘anche i sassi’… Quel che è certo è che fa lavorare assieme centinaia di dilettanti e di professionisti fino ad eseguire le più grandi opere nei luoghi più importanti della città di Firenze. Trova la musica ‘dentro’ chiunque e insegna a darle forma esteriore, restituendola a più gente possibile non solo come ascoltatori ma nel ruolo di esecutori e interpreti attivi: una politica culturale applicata che rivoluziona la prassi competitiva, tecnicista e ‘conservatrice’ dei ‘Conservatori’. Filmato da un’etnografa infiltrata nel coro...
Segue aperitivo e chiacchierata con la regista e la protagonista.
Info: www.ilgirone.it

venerdì 12 ottobre 2012

Nina Simone: una vita




David Brun-Lambert

Feltrinelli, 2010
€ 12,00





Nascere in un piccolo paese del North Carolina nel 1933, con la pelle nera, nascere da una madre dura e scostante, da una reverenda battista metodista e da un oscuro figlio di schiavi, nascere senza speranza. Eunice Kathleen Wymon non sembrava venuta al mondo per diventare Nina Simone, ma la sorte le aveva donato bellezza, doti pianistiche fuori dal comune, una sensibilità esasperata, una passionalità irrefrenabile e l’assurda ambizione di riuscire, attraverso il miracolo delle proprie mani, a rendere giustizia a una massa silenziosa di servi infelici.
Il talento, però, non protegge dal dolore, non protegge dalle umiliazioni e dal razzismo dei bianchi, che le impedirono di diventare una pianista classica, non protegge da un amore intravisto come una soluzione liberatoria ma iniziato, subito dopo, con uno stupro e una notte di torture e trasformatosi, in poco tempo, in un matrimonio fatto di geli e di sfruttamento, con un uomo scaltro e impietoso, sfruttatore metodico delle fatiche di sua moglie, al punto da impedirle di dedicarsi alla loro unica figlia.
Questa è stata la vita di Nina Simone, narrata in una biografia densa e puntuale, un avvicendarsi continuo di dolori e beffe del destino ma, non è stata solo questo, non è stata solamente la storia di una vittima. Nina era una diva dal talento folle, continuamente posseduta dagli spiriti e dalle visioni dei suoi antenati, e al tempo stesso accecata dall’ambizione; era una donna che ha lottato alacremente per i diritti del suo popolo, ma era anche una carnefice che nelle sue peregrinazioni, liquidato ormai il marito sfruttatore, ha collezionato relazioni con uomini d’affari spregiudicati e violenti e ha "pregiato" con la sua presenza anche la corte di una delle più spietate dittature che l’Africa abbia mai conosciuto, quella liberiana, nella disperata ricerca di una vita da principesca e senza angustie.
In questo libro, tuttavia, c'è qualcosa in più della narrazione di una vita. C'è la narrazione di un'epoca di speranze e rivoluzioni. Brun-Lambert fa in modo di fornire continuamente coordinate storiche, musicali, letterarie molto precise sull’America del grande risveglio dell’orgoglio nero e scorrono su una pellicola velocissima le istantanee di figure epocali come Martin Luther King, Mohamed Ali, Miriam Makeba, Malcom X, insieme a quelle di piccoli gruppi di movimentisti per i diritti degli afroamericani, per la maggior parte violenti e assetati di vendetta; contemporaneamente, sullo sfondo, passano le immagini dell’Africa, i richiami e le suggestioni ritmiche del paradiso perduto da 15 milioni di schiavi morti nel corso delle terribili traversate atlantiche, fantasmi che si aggirano nelle vite dei discendenti degli altri 15 milioni di schiavi arrivati a destinazione.
Circondata da fantasmi di vivi e presenze di morti Nina Simone, akka fine di una vita piena di incontri e avventure, resta sempre una donna sola: il suo dolore è tutto individuale. Da sola scappa dalla follia e dalla depressione, rifugiandosi, nell’ultima parte della sua vita, nell’ordine della Svizzera e della Francia del Sud, senza esito. La sua natura, i suoi dolori l’hanno condannata a dissipare tutto:l'amore di molti amici, l’affetto di sua figlia e il suo stesso genio, fino al 25 aprile del 2003, giorno del ricongiungimento definitivo con i suoi fantasmi.

ma.me.


sabato 18 aprile 2009

Billie Holiday



La signora canta il blues

Feltrinelli 1996

€ 9,00



Senza teorie, senza conoscere il pentagramma, senza artifici, Billie Holiday ha vissuto come ha cantato, di puro istinto, senza alcun filtro razionale per proteggersi dalla vita. In questo racconto autobiografico, mai una concessione ai sentimentalismi, la voce un po’ roca, quella che l’eroina e l’alcol avevano praticamente consumato alla fine della sua esistenza, racconta le esperienze di violenza, il carcere conosciuto da giovanissima, le passioni vissute senza controllo, il successo, i pugni sferrati senza riflettere un attimo, l’umiliazione degli afroamericani e l' essere allo stesso tempo diva e parte di un mondo di segregati. Di questa donna, divenuta un emblema di solitudine, ci resta l’immagine di purezza di un diamante, di una irremovibile coerenza nell’abbandonarsi sempre e totalmente al momento presente, di una caparbietà nel ripetere gli stessi errori che somiglia più alla fede ostinata nella vita che alla volontà di autodistruzione. Quando si scopre un po’ della sua biografia si capisce perché la voce di Lady Day tocca più in profondità di qualsiasi altra voce, perché è il suono di tutte le sofferenze, di tutti i piaceri e di tutte le solitudini, il suono della follia di voler riscattare la sventura del mondo in un attimo di verità.

ma.me.