giovedì 28 maggio 2015

Scuola estiva SIS 2015

Felicità della politica/Politica della felicità

La commissione Scuola Estiva SIS 2015 è lieta di presentare il programma della nuova edizione della Scuola Estiva della Società Italiana delle Storiche, che si svolgerà dal 26 al 30 agosto 2015 presso il Centro Studi Cisl (Via della Piazzola 71) a Firenze.
Le iscrizioni sono aperte sino al 31 Luglio 2015.
Scarica il programma e la locandina della scuola
Il tema della nuova edizione
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 12 luglio 2012 (risoluzione 66/281) ha proclamato il 20 marzo giornata internazionale della felicità, riconoscendo la felicità e il benessere come «fini e aspirazioni universali della vita degli esseri umani nel mondo» e pertanto da promuovere come obiettivi fondamentali di politica pubblica. Ma cos'è la felicità? Felicità e benessere possono essere considerati sinonimi? Come siamo arrivati ad accettare nel discorso pubblico l'idea che la felicità sia qualcosa di universalmente desiderato da ogni essere umano? Che rapporto sussiste tra felicità privata e felicità pubblica?
La “ricerca della felicità” compariva già nella Dichiarazione di indipendenza americana del 1776 come parte dei diritti naturali dell’individuo, inaugurando un percorso, travagliato e segnato da profonde contraddizioni, per l’acquisizione di spazi di libertà e di democrazia percepiti da uomini e donne anche come espressione di una felicità della politica, intesa come trasformazione individuale e collettiva e come ricerca dell’utopia.
In una prospettiva storica, individueremo alcuni momenti e contesti geopolitici in cui il nesso tra politica e felicità (ma anche infelicità) ha segnato o segna ancora le vite delle donne, le loro aspettative, i loro desideri. In Italia il Risorgimento e gli anni del femminismo sono significativi dei modi diversi e anche divergenti con cui le donne vissero il nesso tra politica e felicità. La partecipazione femminile è sempre stata caratterizzata da forti emozioni politiche, in cui la gioia poteva nascere anche dal sacrificio in vista della lotta per un obiettivo comune, della speranza di poter partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Quella stessa speranza ha mobilitato le energie delle donne indiane in importanti battaglie ambientaliste, nella convinzione che non si dia benessere individuale laddove lo sviluppo è costruito attraverso processi di spoliazione, senza alcuna considerazione per le esigenze della riproduzione sociale e senza rispetto per l'ambiente.
A partire da Amartya Sen e da Martha Nussbaum, ci interrogheremo su un'idea di sviluppo in termini non meramente economici, ma che considerino come sua parte integrante anche il benessere sociale e ambientale.
L'industria della felicità, che punta in chiave neoliberista sul nostro capitale umano e vede le donne come consumatrici e utenti, guarda alla felicità privata e al benessere individuale. Audre Lorde ci aiuterà a riflettere su quanto costa adeguarsi a questo ideale di felicità quando si appartiene a una minoranza, quando i modelli dominanti appaiono oppressivi – come lo sono ancora in molti casi per le donne.
E ancora: quale ruolo ha il lavoro, al quale una parte del femminismo ha affidato un ruolo fondamentale nell'emancipazione e inclusione femminile, nella ricerca di felicità delle donne? Un approccio giuslavorista ci consentirà di delineare le possibili strategie di resistenza e di opposizione alla compressione del benessere personale e collettivo che attraversa il lavoro contemporaneo.

lunedì 18 maggio 2015

24 maggio, in libreria


Mondine in campo
La vita, il lavoro, le lotte delle mondine tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Sessanta ricostruite attraverso fonti narrative, iconografiche e storiografiche.

Conferenza di Barbara Imbergamo e Simonetta Soldani, storiche
con proiezione di immagini
Coordina Milly Mazzei

Domenica 24 maggio 2015 - ore 17.00
Libreria delle Donne
Via Fiesolana 2/B
Firenze

Ingresso gratuito fino a un massimo di 50 persone, prenotazione obbligatoria.

Info e prenotazioni
055 5001495 info@ttctoscana.com

domenica 10 maggio 2015

Uno dei nostri




Willa Cather

Traduzione di Anna Maria Paci

Elliot, 2014
€ 18,50


Gli Wheeler erano una delle più grandi e antiche famiglie di propritari terrieri del Nebraska. Le loro terre occupavano un'intera vallata. Dalla loro fattoria, posta sulla cima della collina, si potevano vedere il bosco, i grandi appezzamenti coltivati a cereali e quelli lasciati a pascolo.
Mentre il maggiore dei fratelli Wheleer, Bayliss, aveva trovato la sua strada nel commercio, e il minore, Ralph era attratto dai macchinari, Claude, tanto vitale quanto sensibile, cercava un senso al suo essere nel mondo, convinto che ci fosse qualcosa di meraviglioso che lui non riusciva a trovare.
Per un breve momento, mentre frequentava un corso sulla storia europea alla State University, Claude pensa di aver trovato gli stimoli che cerca, e intravede nuovi possibili orizzonti. Ma il padre, convinto invece che il futuro del ragazzo sia nell'agricoltura, gli affida la responsabilità di tutta la tenuta.
Siamo nel 1917, e quando gli Stati Uniti entrano in guerra, Claude, che la immagina come una possibilità di riscatto e un'occasione per nuove conoscenze, si arruola volontario.

Claude rimase da solo per mezz'ora e più, assaporando un nuovo genere di felicità, un nuovo genere di tristezza. Rovina e rinascita: il brivido delle cose brutte del passato, l'immagine tremolante delle cose belle all'orizzonte. Trovare e perdere: questa era la vita, aveva capito.

Ma è troppo tardi: insieme al suo migliore amico rimarrà in Francia, vittima di quella carneficina che fu la Grande Guerra.
Una scrittura scorrevole, una descrizione dettagliata e raffinata di luoghi e personaggi ci accompagnano lungo questa storia di formazione e ci portano nelle grandi praterie del Nebraska, incantandoci.


Willa Cather (Back Creek Valley,Virginia, 1873 - Manhattan, 1947) visse i suoi anni giovanili in Nebraska nel periodo in cui quel territorio vedeva la colonizzazione da parte di immigrati provenienti dall'Europa; nel 1893 si trasferì a Pittsburgh per collaborare alla rivista Home Monthly.
Oltre a molti articoli, scrisse raccolte di racconti e romanzi; tra le opere tradotte in italiano, Pionieri (1913), La mia Antonia (1918), Una signora perduta (1923), La casa del professore (1925), Il mio mortale nemico (1926), La morte viene per l'arcivescovo (1927), La nipote di Flaubert (1930).
Con Uno dei nostri nel 1923 vinse il Premio Pulitzer per la narrativa.
marinella m.

venerdì 24 aprile 2015

Armenia



Gilbert Sinoué

Neri Pozza, 2011

€ 17,00




Il 24 aprile 1915, per ordine del Ministro dell’Interno e del Ministro della Guerra del governo turco, scattò l’operazione di polizia che avrebbe portato in poco tempo al genocidio del popolo armeno.
Nel giro di un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono “trasferiti” verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.
L’operazione proseguì nei giorni seguenti con arresti e deportazioni compiute in massima parte dal movimento dei «Giovani Turchi». Nelle marce della morte, che coinvolsero più di un milione persone, centinaia di migliaia di donne, bambini, vecchi morirono per fame, malattia, sfinimento o trucidati nei modi più violenti e ripugnanti.
Per la prima volta in una missiva dell’allora ambasciatore americano Henry Morgenthau al governo turco viene usata, in riferimento alla deportazione degli armeni, l’espressione “crimine contro l’umanità”, che indica l’impiego di armi che “aggravino inutilmente le sofferenze di individui non atti a combattere o rendano la loro morte inevitabile”.
Nel suo libro, Gilbert Sinoué ripercorre le tappe di questo misfatto intrecciando le vicende della famiglia Tomassian a quelle di personaggi realmente esistiti come il poeta Daniel Varujan, il parlamentare Armen Garo, il rivoluzionario Soghomon Tehlirian, portando noi che leggiamo nel vivo del dramma che si consumò in terra di Anatolia.
Charles Aznavour nella prefazione e Antonia Arslan nella postfazione ci ricordano ancora una volta la necessità di non dimenticare, ed è quello che noi cerchiamo di fare.

Gilbert Sinoué è nato nel 1947 in Egitto da madre francese e padre egiziano. Dal 1965 vive a Parigi.
In Italia ha pubblicato, tra gli altri, Il libro di zaffiro, Il ragazzo di Bruges, La via per Isfahan, I giorni e le notti, Il silenzio di Dio.
marinella m.