mercoledì 30 novembre 2016

La ragazza oleandro




Chitra Banerjee Divakaruni

Einaudi 2015
22,00





Adesso sapevo cosa voleva dirmi l’immagine onirica di mia madre. Voleva farmi capire che avevo un futuro dall’altra parte dell’oceano, che là qualcuno mi aspettava, per quanto non ne fosse ancora consapevole. La fotografia ha rinsaldato in me la determinazione a trovare mio padre.

Korobi - “oleandro” in bengalese - è una ragazza indiana orfana di entrambi i genitori che è stata cresciuta dai nonni. Dopo il fidanzamento con il giovane e ricco Rajat e la morte improvvisa del nonno, Korobi scopre un segreto riguardo alla sua famiglia che non è disposta ad ignorare. E così decide di partire per gli Stati Uniti, il luogo dove tutti gli indizi sembrano portare. Con solo una vecchia fotografia, Korobi, va alla ricerca del suo passato e alla scoperta di sé stessa. Ha a disposizione un mese di tempo e l’aiuto dell’investigatore Desai, dopodiché dovrà tornare in India per sposarsi. Durante questo periodo, però, il suo rapport con Rajat inizia a vacillare, al contrario di quello con Vic, nipote di Desai, che aiuta Korobi durante la sua ricerca.
L’avventura di Korobi è ricca di colpi di scena, bugie, intrighi, tradimenti e vendette. Il mondo indiano e quello americano vengono spesso messi a confronto; la decisione più importante da prendere per la ragazza è questa: India o America? Tornare dai nonni e alle tradizioni, o iniziare una nuova vita negli Stati Uniti?

Chitra Banerjee Divakaruni è una scrittrice e attivista nata a Kolkata e laureatasi negli Stati Uniti, dove vive tuttora. Nei suoi libri, ama confrontare la realtà tradizionalista e conservatrice indiana con quella moderna e statunitense, un’ottimo modo per raccontare e svelare una realtà poco nota e in costante mutamento come quella di Kolkata.
Scritto in modo molto scorrevole e che invoglia alla lettura, il romanzo non è narrato solo dal punto di vista di Korobi, ma anche dalle persone che la circondano. Molte storie, infatti, si intrecciano attorno a quella principale.

Aurora Calosi, Liceo Machiavelli - Firenze

Aurora collabora con la Libreria delle Donne 
nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro 
(PTOF 2016-2019)

sabato 25 giugno 2016

Via Ripetta 155




Clara Sereni

Giunti 2015
€ 14,00






AFFITTASI: pensavo fosse quello l'inizio di via della Scrofa, ma il cartello recava VIA RIPETTA 155 – RIVOLGERSI AL LIBRAIO PER LE CHIAVI.

Siamo nel 1968 quando la diciannovenne Clara decideva di lasciare la casa paterna per trasferirsi in Via Ripetta 155. La sua nuova casa si trovava precisamente nella Roma fra Campo di Fiori e piazza del Popolo, non lontano da piazza Navona, punto di ritrovo frequentatissimo dai giovani come Clara. Firmò il contratto d’affitto nel giorno dell’elezione di Nixon e a pochi giorni di distanza dalla condanna a morte di Alexandros Panagulis, nella Grecia dei Colonnelli. Nonostante mancassero un impianto di riscaldamento, la cucina e qualsiasi tipo di arredamento, Clara era felice di quel piccolo appartamento tutto suo e di quella quotidianità che spesso condivideva con inquilini che arrivavano e andavano via. Per guadagnarsi da vivere, Clara si dedicava a tanti piccoli lavoretti, come traduzioni veloci, baby sitter ... ma anche a quello importante e impegnativo di segretaria all’Anac, l’associazione dei cineasti. Nel tempo libero amava cantare alle feste dell’Unità, frequentare il Folkstudio dove si esibivano i fratelli Luigi e Francesco De Gregori, e scrivere racconti. Nel frattempo lo scenario sociale stava cambiando radicalmente: la guerra in Vietnam, le stragi di Milano e Brescia, l’assassinio del commissario Calabresi, l’approvazione della legge sul divorzio, le prime azioni contro le associazioni partigiane, la nascita delle Brigate rosse e lo scandalo di Watergate nel 1972, con la conseguente uscita di scena di Nixon furono i momenti clou di quegli anni. Di pari passo anche la vita di Clara stava straordinariamente cambiando: il suo primo libro sarebbe stato pubblicato e candidato al Premio Viareggio, mentre nel suo cuore era entrato Stefano. Clara sarà quindi disposta a fare il grande passo? E lasciare la tanto amata Via Ripetta 155, simbolo di rivoluzione e attivismo?

Clara Sereni è una delle più importanti scrittrici italiane contemporanee, da anni impegnata nel mondo del volontariato: è stata per oltre un decennio presidente della Fondazione “La Città del Sole”, che si occupa di costruire progetti di vita per persone con disabilità psichica e mentale.
In questo romanzo autobiografico, la sua esperienza di scrittrice si manifesta soprattutto nella capacità di congiungere perfettamente memoria privata e memoria storica.

 Martina Alfani, Liceo Machiavelli - Firenze

Martina collabora con la Libreria delle Donne nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro (PTOF 2016-2019)

Le donne nel mondo dell'arte e l'alluvione del 1966


giovedì 2 giugno 2016

Per dieci minuti




Chiara Gamberale

Feltrinelli 2013
€ 8,50





Che un giorno di dicembre – ispirata da Rudolf Steiner ed esasperata da me –, alla fine di una seduta, mi ha buttato lì, intensa e un po’ magica com’è: “Le va di fare un gioco?”.

Chiara, 36 anni, scrittrice di una rubrica per un settimanale dopo 10 anni di un matrimonio perfetto e senza figli si ritrova catapultata in una vita che non riconosce: il marito l’ha lasciata per una mite irlandese cucinatrice di pancake; il suo direttore l’ha sostituita con la vincitrice del Grande Fratello; il libro che sta scrivendo è a un punto morto e inoltre Roma, dove si è trasferita per desiderio del marito, è troppo grande per lei. Chiara non riesce a uscire dal suo torpore, quindi decide di entrare in terapia. Il libro si articola sul gioco che la sua analista le propone, cioè di fare per 10 minuti al giorno, per un mese, qualcosa di completamente nuovo mai fatto prima, perché spesso non c’è niente di più difficile che uscire dalla propria comfort zone. Chiara quindi decide di iniziare questa sfida partendo dalle cose più banali – usare uno smalto di un colore improbabile – fino a arrivare a quelle più impegnative: imparare a guidare. Il racconto è una lenta e divertente scoperta di sé, un percorso in una sorta di diario o calendario dell’avvento, l’avvento di una nuova fase, giocosa, della vita e un modo assolutamente unico per scoprire il mondo.

Chiara Gamberale è una giovane scrittrice romana; nel suo settimo libro racconta una storia parzialmente autobiografica, in modo fresco, divertente e ironico.

Alice Cesaroni, Liceo Machiavelli - Firenze

Alice collabora con la Libreria delle Donne nell'ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro (PTOF 2016-2019)

mercoledì 1 giugno 2016

Nuovi orari e appuntamenti


Dal 5 giugno la libreria osserverà i seguenti orari di apertura:

martedì-venerdì ore 10.00-13.00; 15.30-19.30

I nostri prossimi appuntamenti:
9 giugno, ore 18 - Agatha Christie: una donna in viaggio
16 giugno, ore 18 - Il Grand Tour di Fanny Lewald
21 giugno, ore 18 - Quando l'antropologo è una donna


lunedì 16 maggio 2016

26 maggio, in libreria






L’abisso tra filosofia e politica si apre storicamente con il processo e la condanna di Socrate...









Giovedì 26 maggio 2016, alle ore 21.00, alla Libreria delle Donne di Firenze, presentazione di

Socrate di Hannah Arendt (Raffaello Cortina, 2015)

In occasione della pubblicazione del  corso  americano tenuto da Hannah Arendt del 1954, Alberto Zino e Costanza Tabacco, lettori appassionati, dialogano

venerdì 29 aprile 2016

Domenica 15 maggio, in libreria


Le donne al lavoro tra antico e nuovo
Dalle schiave dell'antichità alle nuove frontiere femminili, dalla guida alpina all'astronauta.

Conferenza di Elena Giannarelli
Introduce Milly Mazzei


Info e prenotazioni 055 5001495 - info@ttctoscana.com

Prenotazione obbligatoria, ingresso gratuito fino a un massimo di 50 persone.
Ai soci Coop sarà applicato lo sconto su tutte le pubblicazioni esposte in libreria.

lunedì 18 aprile 2016

Lo sguardo di Lily



Margaret Forster

La Tartaruga 2012
€ 22,00




La parola devozione richiama la pratica religiosa dei voti, ma è un tipo di rispetto che non rivolge necessariamente gli occhi al cielo. La devozione verso un ideale umano, un orizzonte, una persona, profila un'offerta di sé, un'attitudine di deferenza e lealtà. È una forma di sottomissione scelta, che sorregge dal basso in alto.
La devozione verso una persona si trasforma, di solito, nell'amarla teneramente.
Quando Lily Wilson prende servizio in casa Barrett, nel 1844, come cameriera personale di   Elizabeth Barrett, la sua maggiore preoccupazione è quella di fare al meglio il suo lavoro. Elizabeth è una creatura malata, esce molto raramente dalla sua stanza, di lei si occupano i familiari a turno e a seconda delle necessità.
Wilson è subito affascinata da questa donna che è tanto minata nel fisico, quanto è forte nello spirito. Elizabeth legge e scrive per la maggior parte del giorno e nell'agosto di quell'anno, quando Lily è già al suo servizio, pubblica Poems, e ne regala una copia alla giovane cameriera.
Da quel momento il sentimento che Lily nutrirà per Elizabeth sarà di devozione.
Tra le due donne nasce un rapporto di affetto e complicità che durerà fino alla morte della poetessa.
Testimone dell'amore che nasce tra Elizabeth Barrett e Robert Browning, Lily sarà la loro affidabile complice nell'organizzare il matrimonio segreto, la fuga a Firenze e la sistemazione in piazza S. Felice a Palazzo Guidi, oggi museo in memoria della celebre coppia. Le sarà vicino nei momenti più bui della malattia e la assisterà durante la nascita dell'amato e unico figlio Pen.
Sarà solo dopo la morte di Elizabeth, che Lily riuscirà a guardare avanti, verso una vita tutta sua.
Sullo sfondo di questo intenso romanzo gli ambienti altoborghesi di Londra e Parigi, un ritratto efficace dell'epoca vittoriana e uno sguardo quasi intimo su una delle più conosciute storie d'amore della letteratura.

Di Margaret Forster (1938-2016), romanziera, biografa e critica letteraria inglese, sono stati pubblicati in Italia Lasciando il mondo fuori (2011) e La damigella sconosciuta (2014).
marinella m.

venerdì 15 aprile 2016

Esther Singer Kreitman






L'uomo che vendeva diamanti

Traduzione di Marina Morpurgo

Bollati Boringhieri 2016
€ 17,50






Qui una bella recensione apparsa ieri su Repubblica

mercoledì 6 aprile 2016

L'usignolo



Kristin Hannah

Mondadori 2016
19,50





Dura sei anni la vicenda delle sorelle Vianne e Isabelle Rossignol, tutti quelli della seconda guerra mondiale, dall'occupazione tedesca della Francia alla fine del conflitto nel maggio 1945. 
Alla morte della madre Vianne è una ragazzina e Isabelle una bambina. Il padre, che porta ancora addosso le ferite della Grande Guerra, è incapace di prendersi cura delle figlie e manda la maggiore nella tenuta di Le Jardine, nel piccolo paese di Carriveau nella Valle della Loira, la minore in collegio.
Le due sorelle sono molto diverse. Quanto Vianne è mite e paurosa, tanto ribelle e indomita è Isabelle. Entrambe sofferenti per la perdita della madre e per l'abbandono da parte del padre, riusciranno a condividere il loro dolore solo alla fine della guerra, che le cambierà entrambe.
Cacciata dal collegio per il suo carattere riottoso, Isabelle sarà ospite della sorella a Corriveau e qui, a sua insaputa, prenderà contatti con il movimento di resistenza Francia Libera che il generale de Gaulle guida dall'Inghilterra.
Vianne, sposatasi giovanissima con Antoine Mauriac, ha una figlia di otto anni, Sophie, e insegna alla scuola elementare del paese. Ha una sola carissima amica, Rachel de Champlain, madre di Sarah e di Daniel, nato da pochi mesi. I mariti di entrambe sono richiamati alle armi e le due giovani donne si aiutano e si sostengono.
La linea Maginot non tiene. Il 14 giugno 1940 le truppe della Wehrmacht occupano Parigi; una settimana dopo il paese è diviso in due: la metà centro meridionale sotto il governo francese con sede a Vichy, il resto del territorio in mano germanica.
Anche a Corriveau arrivano i tedeschi e a Le Jardine si acquartiera il capitano della Wehrmacht, Wolfgang Beck. L'uomo è gentile e cerca, per quanto possibile, di non far pesare la sua presenza, ma viene il giorno in cui obbliga Vianne a compilare la lista degli ebrei stranieri abitanti in paese; col cuore pieno di dolore la donna dovrà scrivere anche il nome di Rachel.
Nella primavera del 1941 Isabelle, ormai membro attivo della resistenza, viene inviata a Parigi e incaricata di far passare nei Paesi Baschi gli aviatori inglesi paracadutati sul suolo francese. Il suo nome di battaglia è, dal suo cognome, Usignolo.
Sarà a Parigi nel luglio del 1942 quando, all'alba del 16 e del 17 luglio, tutti gli ebrei saranno strappati alle loro case dalla polizia francese, stipati nel Velodromo d'Inverno, portati nel campo di transito a Drancy e di lì ad Auschwitz.
Nell'appartamento di avenue de La Bourdonnais, da generazioni di proprietà della famiglia paterna di Isabelle, la attende una sorpresa: suo padre falsifica documenti d'identità grazie ai quali molti riescono ad espatriare e a salvarsi.
Vianne intanto, nel piccolo borgo di Corriveau, superando la sua naturale ritrosia all'azione, compie scelte difficili e coraggiose, sotto gli occhi dell'ufficiale delle SS Von Richter, che spadroneggia in casa sua dopo la partenza di Beck.
La guerra finalmente finisce, lasciando macerie nella vita di ciascuno. Entrambe le sorelle Rossignol, Isabelle consapevolmente, Vianne costretta dalle circostanze, rappresentano le tante donne che, pagando un prezzo altissimo, scelsero di combattere una guerra che non avevano scelto, in nome di un mondo libero e più giusto.

Kristin Hannah, pluripremiata autrice di romanzi, è amatissima negli Stati Uniti. Uscito nel febbraio 2015, L'usignolo è stato per molte settimane al terzo posto nella top ten del "New York Times". È  in corso di pubblicazione in più di trenta paesi.
marinella m.

mercoledì 16 marzo 2016

Fotografia e Scrittura autobiografica. Un laboratorio

 
"La terza da sinistra, con i denti sporgenti... quella sono io!"
Fotografia e Scrittura autobiografica. Un laboratorio.



Ogni fotografia non è soltanto un momento di tempo congelato ma racconta una storia.
E ogni fotografia contiene molti più strati di significati di quanto i dettagli visivi suggeriscono. Cercheremo, a partire da alcune fotografie personali, scattate dai partecipanti o da altri, di esplorare con il mezzo della scrittura autobiografica, le nostre foto, narrandone le storie e sondando quel piano di comunicazione, latente e complesso, di emozioni, pensieri e codici simbolici segreti, di cui ogni fotografia è invisibilmente imbevuta.

Calendario: sabato  2, 16, 30 aprile e 14, 28 maggio 2016, ore 17-19 
Sede: Libreria delle Donne, Via Fiesolana 2b, Firenze.

Il costo del laboratorio di 5 incontri per complessive 10 ore è di euro 80,00
(+10,00 euro di quota sociale Associazione Start). Ai partecipanti è riservato uno sconto del 10% sulle pubblicazioni presenti in libreria.

Al primo incontro, i partecipanti sono pregati di portare una selezione di 15-20 foto che ritraggono elementi o momenti significativi della loro vita.

Conduce:  Corinne Voss
Per informazioni e iscrizioni: 328 6852950
www.associazionestart.org  info@associazionestart.org

venerdì 11 marzo 2016

Vite di donne


Vite di donne dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

Memorie, diari, epistolari di donne che dal 1984 hanno trovato accoglienza nell'Archivio e costituiscono una preziosa documentazione per il presente e per il futuro

Conferenza di Alessandra Vannoni.
Introduce Milly Mazzei

a cura di
La Cooperativa delle Donne
in collaborazione con Associazione Fiesolana 2b

Domenica 20 marzo 2016 - ore 17.00
Libreria delle Donne
Via Fiesolana 2/B
Firenze

Ingresso gratuito fino a un massimo di 50 persone, prenotazione obbligatoria.
Ai soci Coop sarà applicato lo sconto su tutte le pubblicazioni esposte in libreria.

Info e prenotazioni
055 5001495
info@ttctoscana.com

giovedì 10 marzo 2016

Serata Simone Weil


Una luce quando non è ancora notte



Valentine Goby

Guanda 2015
€ 16,00





Mila ha più o meno vent'anni quando, militante nella Resistenza francese, viene arrestata e, nell'aprile 1944, trasferita dal carcere di Frasnes, nel campo di concentramento di Ravensbrück, in Germania.
Come le altre 400 donne del suo convoglio, non sa dove è diretta né ha idea di cosa la aspetti. Scendendo dal treno si ritrovano in uno spiazzo illuminato da ogni parte tra il latrato dei cani e lo sbraitare delle SS.
Sono assegnate al Block 11 destinato alla quarantena. Le francesi già detenute entrano clandestinamente nel Block, e insegnano alle nuove le parole e le azioni indispensabili per non farsi ammazzare. Non ammalarsi: le malate non superano la selezione e sono le prime a salire sui trasporti neri da cui tornano solo i vestiti. Stare lontano dal Revier (infermeria), dove imperversano il tifo, la scarlattina, la polmonite, e dove, invece di essere curate, sono avviate ai vagoni della morte. Farsi catalogare come Stück  (pezzo) utile al lavoro alla Siemens o in sartoria. Resistere immobili, in piedi, durante l'appello della mattina che dura molte ore, perché anche il battere delle palpebre può portare all'esecuzione immediata.
Quando Mila entra nel Block 11 trova corpi scavati e occhi infossati, e impara altre parole: ascessi, ulcere, lesioni, bubbone, cisti, tumore, erisipela, piaghe da avitaminosi, dissenteria, morsi di cane, bastonate, cancrena, pus.
In un apposito Block  vengono fatte spogliare nude e il peggio non è essere vista, è vedere, vedere le vecchie e le madri che si vergognano. Qui dichiarano le proprie generalità, la professione e lasciano le valigie.  Viene dato loro un vestito e poi le troie francesi rientrano nel Block 11. Sul vestito viene cucito un triangolo, che per loro è quello rosso dei detenuti politici. Alle 3,30 suona la sirena, a seguire l'appello, il caffè, il WC dove sono in fila 35.000 donne, e poi a lavorare.
Mila è incinta, ma per il momento nessuno lo sa. Se ne accorgerà il medico durante la visita obbligatoria. È quel pomeriggio che apprende dei bambini. Fino al gennaio del 1944 le SS facevano abortire le donne all'ottavo mese e i feti venivano buciati all'istante; ora invece nel campo c'è una Kinderzimmer.
Alla fine della quarantena le donne arrivate col convoglio di Mila sono divise in tre baracche. Lei viene assegnata allo scarico delle casse, che, gettate alla rinfusa sui vagoni, contengono ciò che la Germania ha saccheggiato all'Europa. Mila ha paura che quella fatica che le spacca la schiena e la pancia possa uccidere il suo bambino. Teresa, la polacca che divide con Mila il pagliericcio e il suo segreto, la sprona in ogni modo a resistere; di nascosto le prigioniere che lavorano in sartoria, con piccoli avanzi di stoffa trafugati da quelle che scaricano le casse, cuciono vestine e pannolini.
Dopo qualche mese le si rompono le  acque  e l'infermiera la porta nell'infermeria dove Mila partorisce imbavagliata: deve stare in silenzio, le sue urla non devono disturbare il medico nella stanza accanto. Alla fine un esserino di carne le viene appoggiato contro il collo. È coperto di croste e sangue e con cautela Mila lo lava col caffè della mattina.
Quando l'infermiera le chiede il nome del suo bambino, Mila risponde: James. Pronunciando quel nome Mila sente di non essere più Stück dei nazisti, ma di avere qualcosa di solo suo. Quel piccolo rappresenta la possibilità, almeno con la mente, di volare fuori dal campo dove c'è la vita.
Il bambino verrà registrato col numero della madre più un bis:  Langlois James, deportato politico, francese, nato il 29 settembre 1944. Poi l'infermiera le prende il bambino e lo porta nella Kinderzimmer dove i neonati sono assistiti da  Sabine, una bambina che  ha il padre pediatra. Quattro volte al giorno è consentito a Mila di attaccare al seno la sua creatura. Quando le mammelle sono vuote, e accade assai in fretta, i piccoli vengono allattati da altre madri che hanno perso il loro bambino, perché nella Kinderzimmer i neonati sopravvivono al massimo tre mesi. Li uccidono la mancanza di nutrimento,  il freddo, le malattie, i topi. Quel giorno verrà anche per Mila e James, ma quel giorno c'è con lei Teresa che la aiuterà a compiere un grande gesto d'amore e tutte, polacche, francesi, russe, italiane, ungheresi faranno il possibile e l'impossibile per aiutarla.
Da quel momento Mila comincia a scrivere su foglietti sparsi nomi, date, avvenimenti, perché la memoria non la tradisca, perché vuole ricordare tutto.
Il campo sarà liberato dai russi il 30 aprile 1945, ma la guerra, per Mila, finirà il 27 luglio dello stesso anno. A pochi mesi dalla sconfitta tedesca, a Ravensbrück, le deportate arrivarono a essere 45.000.  Tenuto conto dei decessi e dei trasferimenti, sembra accertato che vi furono immatricolate 125.000 donne, delle quali circa 95.000 persero la vita.

Questo libro dovrebbe (deve) essere letto. Le atrocità  perpetrate sulle deportate e sui loro corpi di donna sono di una ferocia insopportabile per chi legge oggi, a settant'anni di distanza. Ma tutto ciò è vero ed è accaduto. Allora dobbiamo raccogliere i foglietti sparsi di Mila e ricordarle, tutte, con amore e compassione.
Ma questo libro ci insegna anche che la solidarietà tra donne, quando è autentica capacità di aiutarsi l'una con l'altra, può diventare un'arma potente, a tutt'oggi necessaria. contro le ingiustizie e le violenze.

Valentina Goby (Grasse, 1974), con Una luce quando non è ancora notte, ha vinto nel 2014 il Prix des Libraires.

marinella m.

giovedì 3 marzo 2016

lunedì 22 febbraio 2016

Mia amata Yuriko




Antonietta Pastore

Einaudi 2016
€ 16,50




È il 6 agosto 1945 quando tre B29 americani attraversano a tutta velocità il cielo di Hiroshima.
La terra trema e in cielo, preceduta da un bagliore accecante, si alza una nube nera simile a un enorme fungo. In quel momento Yuriko cerca di raggiungere l'ufficio postale che si trova al lato opposto della città, ma anche in quel punto le case si disintegrano, e chi, come lei, non rimane sotto le macerie, si trova ricoperto da una polvere nera.
Anche sull'isola di Etajima, dove la ragazza abita con i genitori e dove fortunosamente riesce a tornare, giunge il boato di quello che sembrava sulle prime un terremoto, e la stessa polvere, portata dal vento, forma come una leggera patina sul terreno.
Yuriko, che ha poco più di vent'anni, è da poco sposata con Yoshi, un giovane ufficiale della marina giapponese del quale da tempo non ha notizie. Il loro è stato un matrimonio d'amore, ma i due ragazzi appartengono a due famiglie di diversa estrazione sociale; lei è figlia di agricoltori mentre lui è figlio di un alto funzionario del governo discendente di samurai.
Sono la contingenza della guerra e l'imminente partenza di Yoshi che consentono la loro unione perché in tempo di pace un matrimonio tra membri di due così diversi ceti sociali non sarebbe mai stato celebrato.
Yoshi, quasi miracolosamente, si salva e torna dalla sua amata Yuriko sull'isola di Etajima, ma non è più lo stesso uomo. Nel giro di pochi mesi la coppia giunge al divorzio.
La prima bomba atomica provocò la distruzione del 98% degli edifici di Hiroshima e fece circa 70.000 morti, ai quali vanno aggiunti coloro che, anche superficialmente colpiti dalle radiazioni, continuarono a morire per molti anni ancora.
Attraverso la storia di Yuriko ... spero di aver dato voce anche a quelle donne – di Etajima, di Hiroshima o di altrove – che sono state doppiamente vittime, ma di cui "si è sempre evitato di parlare".

Antonietta Pastore è traduttrice dal giapponese di Murakami Haruki, Natsume Soseki e Kawakami Hiromi. È autrice  di Nel Giappone delle donne (2004) e Leggero il passo sui tatami (2010).
marinella m.

domenica 7 febbraio 2016

Quello che non ti ho mai detto



 
Celeste Ng 

Bollati Boringhieri, 2015   
€ 17,50




La mattina del 3 maggio 1977, Lydia non scende a fare colazione; il letto è intatto ed è evidente che non ha dormito a casa. I genitori, Marilyn Walker e James Lee, dopo aver telefonato agli amici della figlia, chiamano la polizia. Ben presto il cadevere della ragazza viene ritrovato nel lago antistante la casa: si è trattato di suicidio.
Fino a quel momento, quella dei Lee era stata una normale famiglia americana; lei casalinga, lui docente universitario, e tre figli: Nath, Lydia e Hannah. Mentre i genitori dipingono al tenente Fiske il ritratto di una sedicenne che frequenta con profitto il liceo ed è piena di amiche, Nath invece, che è all'ultimo anno della stessa scuola la ricorda sempre sola e in disparte. Solo negli ultimi mesi l'ha vista frequentare un loro vicino di casa, Jack.
Se per la polizia il caso si chiude, per la famiglia Lee si apre una voragine dalle quale emerge a poco a poco una vita di coppia fatta di speranze deluse, aspettative tradite e sopratutto, di troppe cose non dette.
Lydia ha ereditato dalla madre l'azzurro degli occhi, e dal padre la forma a mandorla di quegli occhi, insieme ai lunghi capelli neri. Marilyn è originaria della Virginia e James Lee, è nato in America da genitori cinesi.
Nessuno dei due vuole anche solo prendere in considerazione la possibilità che per questo la loro figlia sia stata derisa ed isolata. I figli invece non sanno che i loro genitori si sono scelti per esigenze che poco hanno a che fare con l'affetto. Sposando un'americana, James credeva di potersi essere finalmente integrato in quel Paese che aveva tenuto ai margini sia lui che la sua famiglia d'orgine. Marilyn, dal canto suo, ha contratto quel matrimonio come gesto di sfida nei confronti della madre che, da insegnante di economia domestica, la voleva perfetta donna di casa e sistemata con un buon partito.
Siamo nel 1958 e quel matrimonio segnerà la rottura definitiva tra le due donne, ma rappresenterà per Marilyn, incinta, anche la fine del suo sogno: studiare fisica.
In modo subdolo e strisciante, mascherato dietro un'ipocrita perbenismo, la famiglia patirà tutto il peso della sua diversità.
Scritto come un giallo, via via che si procede nella lettura appare chiaro che c'è stato un movente per la morte di Lydia, talvolta manifesto e altre impalpabile ma non meno feroce: il razzismo. Siamo negli anni '60 e in un altro continente, ma il libro è di una raggelante attualità. Il pregiudizio per "il diverso" è come una pandemia a cui pensiamo di far fronte chiudendo le frontiere o rimandando indietro i barconi, mentre dovremmo, con umiltà e coraggio, guardare in faccia le ragioni e le radici della nostra paura e dei nostri fantasmi.

Celeste Ng è cresciuta a Pittsburgh, in Pennsylvania e a Shaker Heights, Ohio, in una famiglia di scienziati. Ha frequentato la Harvard University e la University of Michigan. I suo racconti e i suoi articoli sono stati pubblicati su "One Story", "TriQuarterly", "Bellevue Lieterary Review" e "Kenyon Review Online". È stata premiata con il Pushcart Prize.
marinella m.

sabato 6 febbraio 2016

Lettura e scrittura come cura di sé


LETTURA E SCRITTURA COME CURA DI SÉ
LE NOSTRE STORIE DENTRO LA GRANDE STORIA

Progetto e conduzione a cura di Maria Letizia Grossi

A partire da alcune pagine di autrici che narrano storie di singole persone attraversate e condizionate da eventi storici e sociali, ci interrogheremo sul nostro passato e sul nostro presente, sui nostri rapporti con gli altri e le altre, con la società, l’attualità, la politica, le scelte personali e collettive.
La conduttrice darà indicazioni di analisi dei testi e tecniche narrative, attraverso la lettura di pagine di Annie Ernaux, Suad Amiry e di poesie di Ingeborg Bachmann.

Il corso si si articolerà in 6 incontri settimanali pomeridiani, di 2 h,45’ ciascuno, dalle ore 16,45, di venerdì, a settimane alterne, presso la Libreria delle Donne di Firenze, via Fiesolana 2 B. Possibili incontri di recupero in altri giorni della settimana, da definire, se ci fossero numerose richieste in tal senso. Il corso inizierà venerdì 19 febbraio, alla Libreria delle Donne.

Date: venerdì 19 febbraio, 4 e 18 marzo, 1, 15 e 29 aprile 2016

Sede: La Libreria delle Donne, via Fiesolana 2b, Firenze

Informazioni e iscrizioni (solo per il ciclo di incontri)
055 0515228 – 349 1864454
marialetiziagrossi@gmail.com

lunedì 25 gennaio 2016

La settima croce



 
Anna Seghers
 
Beat 2015
€ 16,50

 



Questo libro è dedicato agli antifascisti tedeschi morti e vivi. La sua pubblicazione in Messico è stata possibile grazie all'amicizia e alla collaborazione di scrittori, artisti e stampatori tedeschi e messicani.

Siamo nel 1936. Hitler è Cancelliere del Reich da soli tre anni, e tra le prime misure repressive istituisce campi di concentramento per gli oppositori interni al regime.
Nel campo di Westhofen, cittadina situata nella Renania vicino a Magonza, il comandante Farhenberg, utilizzando il tronco di sette platani, a cui ha inchiodato delle assi, ha costruito sette croci e ha giurato che vi appenderà i setti prigionieri che sono evasi dal campo: Wallau, Fullgrabe, Beutler, Belloni, Aldinger, Pelzer e Heisler. Sono uomini che, dopo aver subito angherie d'ogni sorta, scelgono di fuggire. Tra loro c'è chi vede la morte come unica possabilità di porre fine alla sofferenza, e chi invece è animato da un indomabile istinto di sopravvivenza.
Gli evasi saranno via via catturati dagli uomini di Farhenberg, tranne uno.
Con una mano sanguinante, senza mangiare e bere per giorni, dormendo nel bosco e in pertugi di fortuna, Heisler non cede. A tenerlo in vita saranno il desiderio di poter riabbracciare la sua Leni, di rivedere l'amico d'infanzia Paul Roder, di incontrare di nuovo Franz, con il quale, in gioventù, ha condiviso gli stessi ideali e condotto battaglie per l'eguaglianza tra gli uomini.
La dittatura di Hitler ha creato in tutto il paese un clima di sospetto, al punto che anche dietro la persona più fidata si può nascondere un delatore. Una parola in più, un incontro casuale o la frequentazione di un amico potrebbero rivelarsi fatali.
Solo, senza potersi fidare di nessuno, Heisler si trascina sulle sponde del Meno per raggiungere il confine. È allo stremo delle forze quando, inaspettatamente, alcuni tedeschi decidono di mettere in gioco la loro vita in nome dell'amicizia.
Un libro appassionante, dove, dalle prime pagine alla fine, chi legge non può non schierarsi dalla parte di Georg Heisler e la sua vittoria sui suoi persecutori diventa anche la nostra. La croce destinata a Georg Heisler rimarrà vuota.

Pubblicato per la prima volta nel 1942, il libro divenne subito un bestseller internazionale. Tradotto in più di trenta lingue, nel 1944 fu oggetto di una trasposizione cinematografica diretta da Fred Zinnemann.

Nata a Magonza nel 1900, Anna Seghers (pseudonimo di Netty Reiling) studiò storia dell'arte a Colonia e Heidelberg, laureandosi con una tesi sull'ebraismo nell'opera di Rembrandt. Si affermò come scrittrice nel 1928 con il racconto Der Aufstand der Fisher von St. Barbara, che vinse il premio Kleist. Iscrittasi al Partito Comunista, dopo la presa del potere da parte di Hitler nel 1933, le sue opere furono messe al bando e fu costretta a rifugiarsi in Francia. Durante la guerra civile spagnola svolse attività di propagnada a Madrid e nel 1941 emigrò in Messico, dove scrisse La settima croce. Tornata a Berlino nel 1947 fu uno degli intellettuali di spicco della Repubblica Democratica Tedesca e fu insignita del Premio Lenin per la pace nel 1951. Morì a Berlino Est nel 1983.

marinella m.

lunedì 4 gennaio 2016

Il mito dipinto




IL MITO DIPINTO

Favole di ieri e di oggi
raffigurate con l’abile tratto filologico dei Preraffaelliti

Ciclo di incontri con proiezione di immagini
a cura di Stefania Berutti





Un viaggio attraverso alcuni dei quadri più famosi della Confraternita dei Preraffaelliti, fondata in Inghilterra nel 1848 da Dante Gabriele Rossetti e che conta tra i suoi “adepti” artisti come John Everett Millais, William Morris, Edward Burne-Jones e anche William Waterhouse. Selezionando i quadri ispirati alla tradizione classica e al mondo antico, riscopriremo miti celeberrimi e li metteremo a confronto con la tradizione del folklore britannico, altro grande tema trattato dalla Confraternita. A margine, verranno citati anche alcuni famosi dipinti di Lawrence Alma-Tadema, non un Preraffaellita, ma ispirato dagli stessi temi classici.

PROGRAMMA
   
16 gennaio
DONNE E DEE. L’idealizzazione classica della figura femminile
   
23 gennaio   
LE AMMALIATRICI. Ritratti di maghe famose: il lato irrazionale della donna greca   
   
30 gennaio   
EROI. Gli antichi cavalieri e le loro imprese
   
6 febbraio   
LA DOLCE VITA. Vita quotidiana nell’antica  Roma. Scene di ordinaria follia presso le corti degli imperatori romani: Sir Lawrence Alma-Tadema   
   
13 febbraio   
LA RISCOPERTA DEL FOLKLORE BRITANNICO. Antiche leggende del ciclo di Re Artù

I 5 incontri, di 2 h ciascuno, si svolgeranno presso la Libreria delle Donne di Firenze, via Fiesolana 2B, in orario 17,00-19,00

ISCRIZIONE
50,00 euro per la partecipazione all’intero ciclo; 12,00 euro per incontri singoli

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI
Stefania Berutti tel. 3333601867 (in orario 13-14.30 e 19.00-20.30)
stefaniab@gmail.com

Libreria delle Donne - Via Fiesolana 2b, Firenze
tel. 055 240384  (lun 15.30-19.30; mar - ven  9.30-13 15.30-19.30; sab 15.30-19.30)
eventi.libreriadonne@gmail.com