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giovedì 2 febbraio 2012

Wisława Szymborska

Salmo

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,
quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano,
o che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss’anche un passero – la sua coda è già all’estero,
benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande «Da dove?» e «Dove?».

Oh, afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume la sua
centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare d’un qualche ordine,
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!

E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:
quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

da La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi

sabato 12 novembre 2011

Middlemarch




George Eliot


Rizzoli Bur, 2010
€ 11,90

... Il suo spirito delicato, tuttavia, ebbe le sue delicate espressioni, anche se queste non furono granché visibili. La piena natura di lei, come il fiume di cui Ciro domò la forza, si esaurì in rivoli che sulla terra non portavano un gran nome. Ma l’effetto della sua esistenza su coloro che la circondarono si diffuse in maniera incalcolabile: perché il bene crescente del mondo in parte dipende da azioni prive di storia; e il fatto che per me e per voi le cose non vadano così male come sarebbe stato possibile, è per metà merito di coloro che condussero fedelmente un’esistenza nascosta e riposano in tombe neglette.

Uno studio di vita provinciale, il sottotitolo. Middlemarch - march o marchland è il confine tra due contee in inglese – è una cittadina di provincia che non esiste, ma che prende vita attraverso l’intreccio di numerose storie. George Eliot tesse trame, muove i suoi personaggi senza renderli dei burattini. Non si preoccupa di dire quello che sente, interviene in prima persona nel racconto, dà voce al tagliente dolore delle riflessioni. Mette insieme la città e la parrocchia di campagna, il decoro vittoriano e il pettegolezzo.
Su tutti Miss Brooke, Dorothea. Idealista intelligente elegante, che aspira a realizzare se stessa, trovandosi però a vivere un primo fallimentare matrimonio, nella consapevolezza della sua scelta folle.
Un romanzo antiromantico e romantico nell’essere appassionato. Non è la storia di un amore combattuto, che dopo tante sofferenze culmina nel matrimonio e in ricchezza. Una donna può trovare la felicità? Una donna ha il dovere della felicità?
Chi come me vuole essere risarcito da un lieto fine, avrà qualche difficoltà.
A.T.

sabato 1 ottobre 2011

I loro occhi guardavano Dio




Zora Neale Hurston


Cargo, 2009
€ 17,50




I desideri degli uomini viaggiano a bordo di navi lontane. Per alcuni arrivano in porto con la marea. Per altri navigano in eterno all'orizzonte, mai fuori vista, mai in porto, finché chi sta di vedetta non distoglie gli occhi rassegnato, i suoi sogni sbeffeggiati a morte dal Tempo. Tale è l vita degli uomini.

Le donne... Beh, le donne dimenticano tutto quello che non vogliono ricordare, e ricordano tutto quello che non vogliono dimenticare. Il sogno è la verità. E loro agiscono e si comportano di conseguenza.

Janie e la sua storia raccontata alla fedele amica Pheoby, una volta tornata a Eatonville.
Cresciuta dalla nonna, nella Florida occidentale, viene costretta a sposare un vecchio ricco nero, la sola fonte di riscatto sociale per una donna nera, il mulo del mondo. Stanca, decide di scappare con l'ambizioso Joe Starks, che le promette una vita da signora. L'intraprendente secondo marito diventa il sindaco della prima città dei neri, rendendo Janie la moglie del sindaco; pur messa su un piedistallo, diventa sempre più ribelle ai soprusi coniugali. Morto Joe, incontra Tea Cake, giovane simpatico che la porta a vivere una vita avventurosa negli Everglades; ancora una volta una comunità chiusa, ma finalmente conosce la felicità, che un violento uragano interrompe, spazza via.
La malinconica serenità di Janie, le sue avventure non sempre felici lasciano spazio alla sua continua voglia di vivere, al suo unico comandamento, scoprire cos'è la vita.

La Hurston è una lettura essenziale e universale, come si legge nell'introduzione di Zadie Smith, perché non è né autocosciente né limitata.

A.T.

martedì 31 maggio 2011

L’abbandono, una storia eritrea




Erminia Dell’Oro

ET Einaudi, 2006
€ 10,80




...Il mio nome è Marianna, sono nata a Massaua, ho un fratello, Gianfranco. Mia madre si chiama Sellass. Ha fatto molti sacrifici per tirare su, da sola, me e mio fratello. Abitavamo in un povero quartiere alla periferia di Asmara, e la vita di noi bambini italo eritrei è stata molto difficile, piena di miseria, solitudine e angoscia...


In un piccolo paese chiamato Adi Ugri in Eritrea, dove regna la povertà e la miseria, cresce Sellass. Sellass è una ragazza intelligente e molto bella. A 12 anni decide di andare a Massaua, da sola, a crearsi una vita nuova. Lavora sodo, si impegna. La fortuna sembra essere dalla sua parte quando conosce l’uomo della sua vita, Carlo. Carlo è un italiano migrato alla ricerca di lavoro, di avventura e di un po’ di fortuna. I due stanno bene insieme, lavorano, si comprano una casa. Nascono due bambini “meticci”, Marianna e Gianfranco. Poi scoppia la guerra e la vita in Eritrea cambia. Sellass perde tutto: l’uomo, la casa, la felicità, la sua famiglia che non vuole saperne niente dei bambini “bastardi”, ma non perde il suo orgoglio né la speranza. È convinta che con una grande forza di volontà, tanto lavoro e un po’ di fortuna riuscirà a fare uscire almeno i suoi figli da questo mondo disgraziato.
Erminia dell’Oro racconta la vita dura del popolo eritreo. Fra sogni colorati e storie lontane incanta il lettore e con sincerità e semplicità lo riporta nella realtà.
manu

domenica 21 marzo 2010

Di madre in figlia




Storia di un’analisi


Lella Ravasi Bellocchio

Cortina 2010
€ 16,00


Ogni donna contiene in sé la propria madre e la propria figlia
. Ogni donna è, insieme, Demetra e Kore: madre lacerata dal dolore per la perdita della figlia e figlia che deve allontanarsi per trovare, oltre la madre, ma non senza di lei, la propria identità.
La storia di ogni donna ha inizio nel dolore di questo strappo dalla propria madre e dalla propria figlia. Ma ogni separazione ha bisogno di uno spazio di solitudine nel quale possa compiersi il miracolo della trasformazione di ogni madre e di ogni figlia, in una donna che, una in se stessa, le lasci andare entrambe.
La separazione allora si trasforma in un separarsi con amore, in un lasciarsi senza perdersi, in un ritrovarsi nel femminile che contiene e va oltre l’essere madre e l’essere figlia.
In questo libro, Lella Ravasi Bellocchio, analista junghiana, e Carmen, la sua paziente, raccontano, come in una sorta di suonata a quattro mani, una storia fatta di perdite e ritrovamenti, di mancanze e nuove nascite.
Ripubblicato dopo venti anni dalla sua prima uscita, il testo è arricchito di un nuovo saggio che attraverso nuove domande, uno dopo l’altro, disegna ancora molti cerchi. Da leggere per chi non l’avesse letto, da rileggere per chi lo avesse letto allora.

marinella m.

martedì 9 marzo 2010

Casa Fenoglio




Marisa Fenoglio


Sellerio 1995
€ 8,00




…Sulla piazza, esaltati dal silenzio, risuonavano gli attrezzi dei mestieri, come emblemi sonori di corporazioni. Il colpo della mannaia di mio padre, che disossava la lombata, il fruscio dell’impastatrice del panettiere… si univano al coro delle madri che dalle porte richiamavano i piccoli…

Vicinissima alla cattedrale di Alba, al numero 1 di piazza Rossetti, attraversata da persone e rumori di botteghe, la macelleria di «monsù Milcare» e la casa dove abitavamo, modesta ma straordinaria.
Dagli occhi della figlia più piccola: un padre, uomo modesto, sempre contento; una madre, «madama Milcare», dal portamento fiero, di un’intelligenza superiore… mai contenta; i figli, i miei due fratelli ed io, non amavamo quel mestiere né l’ambiente dei macellai... Non una semplice cronaca famigliare ma la scoperta di una casa, un microcosmo, «i Fenoglio». E con la stessa semplicità, la figura di Beppe, lo scrittore; qui, il fratello maggiore. Beppe aveva una faccia intensa… mortificata da un naso rosso… ma nonostante questo, una faccia bellissima, animata da una febbre interiore…
Sullo sfondo la fine di un secolo e due guerre mondiali.
A.T.

venerdì 29 gennaio 2010

Etty Hillesum 2

Dall'agosto 1942 Etty è internata a Westerbork, il campo di lavoro in cui trascorrerà oltre un anno prima di essere deportata ad Auschwitz insieme ai suoi genitori e a suo fratello Misha, e dove morirà il 30 settembre 1943.
Il primo passo qui riportato, scritto nel corso di una breve permanenza fuori dal campo di lavoro concessa per motivi di salute, è tratto dal diario, il secondo da una delle ultime lettere inviate da Westerbork.

Settembre 1942
In me non c'è un poeta, in me c'è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia.
In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare.
Di notte mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano – donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno: «non vogliamo pensare», «non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze» –, a volte provavo un'infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo e pensavo: «Su lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca». Ora voglio esserlo un'altra volta. Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento.

3 luglio 1943, Westerbork
La miseria che c'è qui è veramente terribile – eppure, alla sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce – non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare – e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non soccombere.
E sopravviveremo intatti a questo tempo.

domenica 24 gennaio 2010

Etty Hillesum

Etty Hillesum, una ragazza ebrea olandese di 27 anni, tra il 1941 e il 1942 annota i propri pensieri e gli avvenimenti principali della propria vita. I suoi diari, pubblicati oggi in tutto il mondo, rappresentano la testimonianza di un percorso interiore in cui coraggio e consapevolezza continuano a crescere inesorabilmente mentre fuori regnano indiscusse paura, confusione, violenza e disperazione. La persecuzione e le restrizioni a danno degli ebrei nel corso dei due anni si fanno sempre più dure, minando ogni forma di libertà esteriore, ma l'orizzonte intimo di Etty sembra ampliarsi di giorno in giorno in una visione sempre più limpida e profonda della realtà. La fede incrollabile nella vita resterà salda anche di fronte alla prova estrema: l'internamento nel campo di lavoro di Westerbork che per gli ebrei olandesi rappresentava l'anticamera della deportazione nei campi di sterminio. Proponiamo alcune riflessioni tratte da questo straordinario documento.

25 febbraio 1942
[...] la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi. E per ciò sono molto più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime: così, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani, s'innalzano sopra di noi, ci dominano e possono crollarci addosso e seppellirci.

12 marzo 1942
Se tu vivi interiormente, forse non c'è neanche tanta differenza tra essere dentro e fuori di un campo. Sarò capace di assumere la responsabilità di queste parole di fronte a me stessa, sarò capace di viverle? Non possiamo farci illusioni. La vita diventerà molto dura e saremo di nuovo separati, tutti noi che ci vogliamo bene. Credo che quel tempo non sia più molto lontano. È sempre più necessario prepararsi interiormente.

20 giugno 1942
Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e «lavorare a se stessi» non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l'unica soluzione possibile.

1° luglio 1942
Io sono quotidianamente in Polonia, su quelli che si possono ben chiamare dei campi di battaglia, talvolta mi opprime una visione di questi campi diventati verdi di veleno; sono accanto agli affamati, ai maltrattati e ai moribondi, ogni giorno – ma sono anche vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro la mia finestra, in una vita c'è posto per tutto.

3 luglio 1942
Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall'altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia.

11 luglio 1942
Non mi porto ritratti di persone care, ma alle ampie pareti del mio io interiore voglio appendere le immagini dei molti visi e gesti che ho raccolto e quelle rimarranno sempre con me.
m.m.

giovedì 10 dicembre 2009

Il linguaggio della Dea




Marija Gimbutas


Venexia 2008
€ 36,00




Una Dea è all’origine del mondo. Marija Gimbutas ha rintracciato i suoi segni a partire dal neolitico (6500 a.C.) all’età del bronzo (3500 a.C.) in tutta Europa, dalle coste del Baltico al Mediterraneo.
Nascita, morte, trasformazione, sono le tre parole chiave per comprenderne la grandezza. Signora dell’inizio e della fine, governa il processo di rinnovamento che fa della vita una continua rigenerazione.
Al tempo stesso trascendente e immanente, la grande Dea si manifesta in forme fisiche. Gimbutas ha catalogato migliaia di reperti archeologici divisi per aree geografiche e per periodi storici. Dal suo lavoro emerge che tra i suoi simboli ci sono la luna, l’acqua, l’orsa, la cerva, la civetta, il serpente, il triangolo, pesce, la scrofa, la rana, la farfalla e molti altri. Dai suoi studi emerge come la sua presenza sia sopravvissuta nella mitologia greca, nel folclore popolare e nelle grandi religioni insieme al culto del Dio padre.
Un bel libro, ricco di immagini, da leggere e regalare. Un libro affascinante che ci avvicina a quel luogo sacro dentro di noi, da dove, signore di noi stesse, possiamo avviare il nostro processo di trasformazione personale.
Marija Gimbutas (1921-1994), lituana, studiò archeologia, folclore e linguistica alle Università di Kaunus e Vilnius. Fuggita durante l’invasione russa, si laureò nel 1946 all’Università di Tubinga. Nel 1949 si trasferì negli Stati Uniti e iniziò il suo lavoro si esperta di preistoria dell’Europa orientale. Nel 1963 divenne docente di Archeologia all’Università di Los Angeles.

marinella m.

giovedì 3 dicembre 2009

Uno sguardo indietro


Edith Wharton

Editori Riuniti 1984, 2000
€ 14,46


Anni fa, mi sono detta: "Non esiste la vecchiaia; c'è soltanto la tristezza"... Anche l'abitudine contribuisce a far diventare vecchi. L'abitudine è necessaria; è l'abitudine di avere delle abitudini, di fare di una traccia un solco, che è necessario combattere, se si vuole rimanere vivi...


...ma nelle nostre vite individuali, sebbene gli anni siano tristi, i giorni hanno la possibilità di essere radiosi. La vita è la cosa più triste che ci sia, quasi quanto la morte, ma ci sono sempre nuovi Paesi da visitare, nuovi libri da leggere (e, spero, da scrivere); mille piccole meraviglie quotidiane di cui stupirsi e godere... Il mondo visibile è un miracolo quotidiano per coloro che hanno occhi e orecchie; e io mi riscaldo ancora le mani, con gratitudine, al vecchio fuoco, anche se ogni anno che passa è alimentato dalla legna secca di ricordi sempre più lontani.


Incipit e finale della straordinaria biografia intellettuale di Edith Wharton (New York 1862- Francia 1937), pubblicata quattro anni prima della sua morte. Attraverso la sua vita movimentata (Henry James la chiamerà "donna pendolo"), l'autrice, nota scrittrice e grande viaggiatrice, ci introduce con scrittura ironica e densa alle atmosfere negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento dei salotti da lei conosciuti di New York, del New England, di Londra, Parigi, Roma e Firenze frequentati da aristocratici e intellettuali (scrittori, pittori e musicisti), facendoci assaporare con gusto i dettagli di un mondo scomparso e tratteggiando con dovizia di particolari le vite di molti personaggi famosi.

mm

domenica 25 ottobre 2009

Quaderno proibito




Alba de Céspedes


Net 2006
€ 8.00




Ogni volta che apro questo quaderno guardo il mio nome, scritto in prima pagina.
Mi compiaccio della mia scrittura sobria, non molto alta, piegata da un lato, che pur denunzia chiaramente la mia età. Ho quarantatré anni, sebbene, quando ci penso, non riesca a convincermene. Anche gli altri stupiscono nel vedermi accanto ai miei figli e mi fanno sempre qualche complimento che fa sorridere con impaccio Riccardo e Mirella. Comunque ho quarantatré anni e mi pare vergognoso ricorrere a puerili sotterfugi per scrivere in un quaderno. Perciò è assolutamente necessario che confessi a Michele e ai ragazzi l’esistenza di questo diario e affermi il mio diritto di chiudermi in una stanza a scrivere quando ne ho voglia...

Valeria Cossati, protagonista di Quaderno proibito, scritto da Alba de Céspedes nel ’52, è una donna che vive in un momento di transizione tra i valori della famiglia tradizionale e i nuovi valori nati dal consumismo del primo dopoguerra. Valeria vive tutte le contraddizioni che questo cambiamento sociale e culturale suscita, provando in prima persona il dissidio interiore tra il desiderio di non essere più invisibile in famiglia, non essere più considerata solo in quanto madre e moglie, e il bisogno, sempre più vivo, di sentirsi libera da ruoli, di esprimere la propria identità di donna che ama e sente. Valeria, che incarna verosimilmente la donna degli anni ’50 ma ripropone anche problematiche attuali, lavora per contribuire all’economia familiare e invece di trovare nel lavoro il proprio riscatto lo vive come un peso, portandolo avanti come uno sforzo necessario assieme alle faccende domestiche e alla gestione della famiglia. E in questo si confronta con la figlia, che invece rivendica la propria emancipazione, l’indipendenza economica e la libertà sessuale.
Valeria deve mostrarsi sempre invulnerabile, senza tentennamenti o sfumature, perciò è costretta a nascondere il diario in cui registra le sue emozioni e i suoi pensieri, timorosa dei giudizi e del sarcasmo dei figli e del marito. E da qui, da questo rinnegamento, dall’abitudine all’autocensura, sorgeranno i desideri di evasione e quello di un nuovo amore…
Valeria non ha “una stanza tutta per sé” - lo spazio fisico e mentale già rivendicato da Virginia Woolf qualche decennio prima nella più evoluta Gran Bretagna - e anzi non ha neppure un cassetto tutto per sé in cui tenere il diario “proibito” e finisce per nasconderlo nella cesta dei cenci sporchi. Vive così in attesa dei brevi momenti di solitudine e della notte, quando tutti dormono in casa, per potersi dedicare a se stessa, alla scrittura interiore, che è, come per la stessa Alba de Céspedes, uno straordinario mezzo per dare libero corso al “flusso di coscienza”, ai pensieri, ai sogni, ai ricordi, e acquisire così una nuova autocoscienza.

C.L.

domenica 18 ottobre 2009

Nonostante Platone




Adriana Cavarero


ombre corte 2009
€ 13,00




P
ubblicato per la prima volta nel 1990 e subito tradotto in molte lingue, Nonostante Platone è una pietra miliare della filosofia della differenza sessuale e degli studi culturali e di genere. Da anni introvabile, è stato finalmente ristampato dall'editore ombre corte, con una nuova Prefazione dell'autrice.

venerdì 24 luglio 2009

L’Harem e l’Occidente




Fatema Mernissi

Giunti 2000

€12,50



Gli occidentali si sono impadroniti dell'immagine di donna prigioniera e voluttuosamente in attesa del califfo-uomo. E soprattutto passiva. Tutto il contrario di quello che avveniva realmente negli harem, dove le schiave sapevano cantare, ballare, recitare versi. Più erano colte, più avevano la possibilità di diventare le favorite del sultano. Inoltre l'harem non ha nulla a che vedere con il piacere come si pensa in Occidente…

In questi tempi di deriva maschilista, mi piace segnalare un libro divertente e intelligente, pubblicato alcuni anni fa dalla sociologa maghrebina Fatema Mernissi sul tema dell’harem. Fatema ribalta provocatoriamente la condizione del concubinaggio secondo lo stereotipo vagheggiato dall'immaginario degli uomini occidentali – nella letteratura e nella pittura – restituendoci l’immagine dell'harem come di un luogo in cui una donna sapeva mantenere la propria dignità e accrescere la propria personalità.
Fatema riscatta quindi la donna musulmana dalla sua condizione di passività, confrontandola con quella occidentale, che è costretta a vivere un altro tipo di harem, una prigione non fisica ma mentale: l’ossessione per il culto della bellezza e della gioventù. Per non restare invisibile la donna occidentale deve sottostare ai canoni di bellezza stabiliti dagli uomini, dall’industria della moda, deve entrare nella taglia 42, restare giovane nonostante il passare del tempo, esibire un seno prorompente, labbra esplosive, una pelle da eterna adolescente.
Con grande humour, Fatema stravolge i pregiudizi tra uomini e donne, tra occidente e oriente, e ci fa riflettere sul rapporto che noi donne abbiamo col nostro corpo.

C.L.

mercoledì 17 giugno 2009

bell hooks


Tutto sull’amore. Nuove visioni


Feltrinelli 2003

€ 7,00





È da bambini che si impara cos’è l’amore. Che in casa ci sia un’atmosfera felice o un clima di tensione, che la famiglia sia funzionale o disfunzionale, è da lì che ci vengono le prime lezioni d’amore. Non ricordo di aver mai provato il desiderio di chiedere ai miei genitori una definizione dell’amore. Per la mia mente di bambina amore era il benessere che si provava quando in famiglia ti facevano capire che eri importante e tu trattavi gli altri come persone che contavano. L’amore coincideva sempre e solo con il benessere.


Per quanto un’infinità di romanzi, poesie, canzoni, film, testi teatrali, inneggi all’amore, rimane difficile definire questo sentimento. AMORE vissuto e immaginato, oscuro e luminoso, patito e trionfante, irrazionale e romantico, e ancora, AMORE familiare, per se stessi, per gli amici, passione viva per un’idea, per la nazione, la libertà, Dio. Tante le forme in cui si manifesta. Ecco un libro che, mentre ne scardina gli stereotipi, ne svela le varie sfaccettature.

bell hooks, figura di spicco nel femminismo americano, visti traditi i principi che ispirarono i movimenti degli anni Settanta e Ottanta, in primis l’insegnamento di Martin Luther King centrato sul tema dell’amore come unica via al cambiamento sociale, cerca di capire cos’è che, ciclicamente, ci allontana dal raggiungimento di questo “stato di grazia”. Rivolgendosi a uomini e donne, affronta con semplicità e acume analitico i grandi temi della paura, della solitudine, della mancanza d’amore, del bisogno di spiritualità, svelando le nostre resistenze a dare e ricevere amore, nella vita di tutti i giorni.

C.L.

sabato 6 giugno 2009

Posta letteraria


Wislawa Szymborska


Scheiwiller 2002

€ 10,00


I medici sono messi bene, possono sempre prescrivere delle pillole. Per il nostro settore l’industria farmaceutica non ha inventato nulla. Consigliamo quindi grammatica di lingua polacca tre volte al dí dopo i pasti…


Se quello che vi anima è meno di un fuoco o se il vostro fuoco è grande ma arde troppo forte e vi toglie la ragione, se pensate che la letteratura sia un vezzo, se vi basta sfogare le emozioni e le sofferenze di un momento o di dieci anni per credervi poeti, la Szymborska non avrà pietà di voi e dei vostri manoscritti. La letteratura è una complessa unione di concentrazione su se stessi e umiltà, ispirazione domata dalla cultura e dalla riflessione. La poesia è una materia sacra, i suoi segreti restano oscuri ai dilettanti, agli ingenui e a coloro che si credono navigati conoscitori della vita.

Di tanti manoscritti, inviati alla redazione di una rivista letteraria polacca, per anni, da lettori che probabilmente speravano di veder comparire, nei numeri successivi, inni alla nascita di un novello Dante, sono sopravvissute una serie di stroncature, secche e impietose, pubblicate in risposta, anonimamente (erano anni difficili), da Wislawa Szymborska.

La delusione di poveri poeti e novellisti alle prime armi ci consente, oggi, di leggere queste poche pagine così nitide, ironiche, brillanti e noi non possiamo che ringraziarli, comunque, per aver scritto. In tempi in cui il numero degli scrittori supera quello dei lettori sentir parlare di letteratura come di qualcosa di vitale e non come di un passatempo per egocentrici dà sollievo e conforto.

La Szymborska non delude mai.

ma.me.