sabato 20 dicembre 2014

Le sorelle Ribelli


 
Corinne Atlas

Traduzione di Federica Alba
e/o 2014

€ 11,50



Siamo negli anni '70. A Parigi soffia il vento del cambiamento messo in moto dalla contestazione studentesca,  e da lì si espande in tutta la Francia.
In un piccolo paese della Provenza vivono le sorelle Jeanne, Brigitte ed Elsa Ribelli, che hanno tra i quindici e i ventun anni. Ciascuna a suo modo, tutte e tre desiderano spiegare le ali e lasciare il borgo in cui sono nate e cresciute.
La prima a partire è Jeanne, la maggiore, convinta che il suo desiderio di libertà ed emancipazione potrà realizzarsi  nel nascente movimento femminista.
Brigitte, al contrario, cerca nella capitale l'opportunità per un matrimonio che la renda moglie e madre felice. Ed infine Elsa, il cui sogno è quello di diventare una scrittrice famosa.
Ma la vita, le sorelle lo impareranno presto sulla loro pelle, è imprevedibile, e nessuno dei progetti andrà in porto così come li avevano immaginati.
Attraverso una saga familiare commovente, ma anche divertente, l'autrice  ripercorre la storia di una generazione che in Francia, come altrove, avrebbe voluto cambiare il mondo.
La storia delle Ribelli non è però il racconto di un fallimento, ma piuttosto la narrazione di una crescita personale che le farà donne diverse da quelle della generazione della loro madre e della loro zia, le cui aspirazioni si erano incagliate sulla spiaggia della morale comune, e li erano rimaste arenate.

Romanzo d'esordio di Corinne Atlas, già nota oltralpe come sceneggiatrice di film e serie televisive molto popolari, Le sorelle Ribelli ha avuto in Francia un grande successo.
marinella m.

martedì 9 dicembre 2014

La damigella sconosciuta




Margaret Forster

e/o, 2014
€ 18,00




Julia è una psicologa che lavora con ragazzine a rischio. Nei colloqui con le sue giovani pazienti, che a lei sono segnalate dalla scuola o dalla famiglia, Julia riesce a far emergere quel malessere  che, in determinate circostanze o con alcune persone, si manifesta in agiti violenti o antisociali.
Ma anche Julia è stata, in un passato ormai lontano, una bambina difficile. Seppure diventata un'affermata professionista, continua a portare dentro di sé il senso di colpa per essere stata protagonista di un episodio su cui ha sempre taciuto e che, proprio per questo, la segna per la vita, facendo di lei un'adolescente ribelle prima, e una donna sola poi.
La narrazione si svolge sul doppio binario del vissuto personale di Julia e di quello che le tante piccole donne portano alla terapeuta. Seduta dopo seduta, Julia sarà costretta a riprendere in mano la sua infanzia tormentata e, riconciliatasi con la bambina che è stata, rinascere a una nuova consapevolezza di sé.

Margaret Forster (1938) ha studiato storia al Somerville College di Oxford. È autrice di numerosi romanzi di successo, tra cui Georgy Girl, da cui è stato tratto un film. In italiano è stato pubblicato Lasciando il mondo fuori (2011).
marinella m.

domenica 30 novembre 2014

Nuovi orari

Dal 1° dicembre la libreria sarà aperta nei seguenti orari:

lunedì 15,30-19,30
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9,30-13,00; 15,30-19,30
sabato 15,30-19,30

Nel mese di dicembre sarà inoltre aperta la domenica e i giorni festivi, di pomeriggio (15,30-19,30)

mercoledì 12 novembre 2014

Un paesaggio di ceneri



Élisabeth Gille

traduzione e cura di Cinzia Bigliosi

Marsilio 2014
€ 16,50



In fondo quella bambina non sapeva niente di se stessa, niente delle proprie origini e della propria identità. Non era che terra bruciata, un paesaggio di ceneri, circoscritto nei labili confini di una forma umana dalla forza magnetica della calamita che Benédicte rappresentava per lei. Cosa le sarebbe successo quando il tempo l'avesse separata dall'amica, il che un giorno  non poteva non accadere?

Nella Francia occupata dai nazisti Léa Lévy, che ha cinque anni, viene separata dai genitori, ebrei russi, nella speranza che possa sfuggire alla deportazione. È il luglio del '42.
Accolta in un convento nelle vicinanze di Bordeaux, la bambina si legherà a una sola altra piccola rifugiata, Benédicte Gaillac, di due anni più grande.
Liberata Bordeaux, Léa convince suor Saint-Gabriel ad accompagnarla a Parigi in cerca dei suoi genitori, convinta di trovarli nel loro appartamento di un tempo. Requisita dai tedeschi, ora la casa è abitata dai portieri dello stabile. La suora e la piccola vengono indirizzate nel luogo dove vengono convogliati gli scampati ai campi di sterminio, l'Hotel Lutetia, ma neanche lì c'è traccia dei genitori di Léa. La bambina ritorna al convento come trasformata. Non c'è più luce nei suoi occhi, niente la interessa più, Benédicte rimane l'unico filo che la lega alla vita.
Alla Liberazione, i signori Gaillac, membri attivi della resistenza, tornano a Bordeaux per prendere  Benédicte e, comprendendo all'istante che le due bambine non possono essere divise, portano Léa a vivere con loro, amandola come una figlia. Nonostante abbia trovato la sicurezza e l'amore di una famiglia, Léa vive con i Gaillac comportandosi come un'ospite educata e rispettosa.
Solo Benédicte sapeva che Léa era a conoscenza della fine atroce che avevano fatto i suoi familiari e i sei milioni di ebrei sterminati nei campi.
Elisabeth Gille ha riportato in questo libro parte delle vicissitudini sue e della sorella Denise, da quando, nel luglio 1942, furono strappate  all'amore dei genitori. Figlie di Irène Némirovsky e di Michel Epstein, morti ad Auschwitz, fu a loro che il padre affidò il capolavoro della scrittrice russa, Suite francese.
Un paesaggio di ceneri, pubblicato in Francia nel 1996, ha vinto il Grand Prix des Lectrices di “Elle” ed è stato selezionato per tutti i più prestigiosi premi francesi, il Goncourt, il Médicis, il Fémina e il Renaudot. Un libro amaro, doloroso e bellissimo.

Élisabeth Gille muore nel 1996 stringendo la mano della sorella Denise, che, nel 2013, prima di andarsene, dirà: La chemioterapia che ha fatto perdere i capelli a entrambe noi sorelle ci ha rese uguali in punto di morte alla mamma rasata prima di morire. Oggi le loro spoglie riposano nel piccolo cimitero di Belleville, nella tomba che fu di Fanny, la nonna materna, finalmente riunite sotto la lapide che ricorda anche Irène Némirovsky e Michel Epstein.

marinella m.

domenica 26 ottobre 2014

Ogni mattina a Jenin




Susan Abulhawa

Feltrinelli, 2013
€ 9,50

 


In un tempo lontano, prima che la storia marciasse per le colline e annientasse presente e futuro, prima che il vento afferrasse la terra per un angolo e le scrollasse via nome e identità, prima della nascita di Amal, un paesino ad est di Haifa viveva tranquillo di fichi e olive, di frontiere aperte e sole.
Susan Abulhawa narra, a partire dal 1941, la tragedia della terra di Palestina, martoriata ancora oggi. In queste pagine che urlano dolore e rabbia, ma non rancore, sono descritte tutte le tappe attraverso le quali la popolazione palestinese fu cacciata dalle proprie case per le tende dei campi profughi. Chi ci accompagna in questo viaggio, dal villaggio di 'Ain Hod al campo profughi di Jenin, è Amal, l'amata nipotina del patriarca Yehya Abulheja.

Quando la famiglia preparò il suo corpo per la sepoltura trovò tre olive nella mano destra e alcuni fichi dentro alle tasche … Così, tra le lacrime, la popolazione del fatiscente campo di Jenin pianse la morte di Yehya celebrando la sua vita ed il suo ultimo gesto di coraggio e amore per la terra.

Una storia lunga sessant'anni raccontata quasi anno per anno che, mentre narra i fatti storici realmente accaduti e chiama in causa i responsabili, entra nelle stanze di una famiglia annientata dalla guerra.
Ed i proiettili si conficcano anche nella carne di noi che leggiamo.
Amal, segnata anche nel corpo, emigrata in America, perderà via via tutti i suoi cari e rimarrà sola, indurita e chiusa nel suo dolore. Con lei c'è Sara, la figlia che riesce ad amare solo di notte, quando la bambina dorme e lei le accarezza i capelli e la copre di baci.
Ma l'amore per la propria terra tuttavia sopravvive ed il desiderio di Sara di conoscere la storia della nonna Dalia, della bisnonna Bassima, dello zio Yussef, della zia Huda, uccisa nel campo di Shatila e di tutti gli altri, riporteranno Amal a Jenin un'ultima volta.
Anche la storia d'amore di sua e madre e suo padre era nata lì.

L'azzurro Mediterraneo lambiva i nostri piedi e si perdeva all'orizzonte in un cielo senza nubi. Non si capiva dove finisse il mare e cominciasse il cielo e fu in quell'azzurro infinito che venni toccata dal sorprendente incantesimo dell'amore.


Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti e si è laureata in scienze biomediche. Vive in Pennsylvania. Autrice di numerosi saggi sulla Palestina, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, ha fondato l'associazione Playgrounds for Palestine, che si dedica ai bambini dei Territori Occupati.
Ogni mattina a Jenin, il suo primo romanzo, è stato pubblicato in ventidue paesi.
marinella m.

lunedì 13 ottobre 2014

19 ottobre, in libreria

Si chiamava Beatrice
Era analfabeta, ma piena di sensibilità. Si esprimeva in ottava rima e vinceva i suoi avversari improvvisando sulle piazza tra paesani entusiasti. Non risparmiava i potenti e non si lasciava intimidire dai velluti e dagli specchi di nobili salotti. Maria Beatrice Bugelli Bernardi del Pian degli Ontani è stata la più celebre poetessa della montagna pistoiese, un caso letterario nell'Ottocento, uno spirito libero, connotato dalla cifra dell’ironia.

Conferenza di Elena Giannarelli
Introduce e coordina Milly Mazzei

Domenica 19 ottobre 2014, ore 17,00
Libreria delle Donne
via Fiesolana 2B - Firenze

Ingresso gratuito fino a un massimo di 50 persone, prenotazione obbligatoria.

Info e prenotazioni
055 5001495 info@ttctoscana.com

mercoledì 8 ottobre 2014

Uno scavo tutto per sé


23 ottobre 2014
IL PRETESTO DELL’ARCHEOLOGIA
Agatha Christie in Mesopotamia • Gertrude Bell, la donna che ha disegnato l’Iraq • Dorothy Cox, archeologa e spia
   
30 ottobre 2014  
UNO SCAVO TUTTO PER SÉ
Le protagoniste della Scuola Archeologica Americana e di quella Inglese, ad Atene
   
6 novembre 2014 
L’ESPERIENZA ITALIANA
La scuola Archeologica Italiana ad Atene e le sue pioniere alla scoperta dell’Egeo
   
13 novembre 2014 
DIETRO AD OGNI GRANDE UOMO… ecc. ecc.
Mogli carismatiche e il loro ruolo nella vita e nel lavoro di importanti archeologi e studiosi
   
20 novembre 2014
NON AVETE MAI FATTO SCOPERTE
DI ALCUNA IMPORTANZA
«Una donna deve avere soldi e una stanza uno scavo tutto per sé per poter scrivere studiare»:
i consigli di Virginia Woolf alle archeologhe moderne


Sede: i 5 incontri, di 2 h ciascuno, si svolgeranno presso la Libreria delle Donne di Firenze, via Fiesolana 2 B, in orario 17,30-19,30.



INFO E ISCRIZIONI

Stefania Berutti
tel. 3333601867 (in orario 13-14.30 e 19.00-20.30)
stefaniab@gmail.com

Libreria delle Donne Via Fiesolana 2b, Firenze
tel. 055 240384—libreriadonne@iol.it
lun 15.30-19.30; mar e giov 9.30-19.30
merc e ven 9.30-13 15.30-19.30
sab 15.30-19.30

martedì 7 ottobre 2014

L'arte della gioia




Goliarda Sapienza


ET Einaudi, 2014
€ 15,00


 

L'arte della gioia è molto più di un bel libro, è uno di quei libri che non si dimenticano, tale è la forza della protagonista, della storia, della scrittura. È un libro che rimane dentro l'animo di chi lo legge e vi lascia una segno profondo, che è anche  un monito: non avere paura della vita mai, quando ci regala e quando ci toglie.
Tutto ruota intorno a Modesta, che nasce il primo gennaio del 1900, in una famiglia povera e in una Sicilia poverissima. La sua tenacia e la sua intelligenza la porteranno a diventare, attraverso un matrimonio di convenienza, la principessa Brandiforti.
Da “carusa tosta” ad aristocratica colta e raffinata, la vera forza di Modesta è nella consapevolezza di sé, che le dà il coraggio di fare scelte immorali per la morale comune, a lottare per le idee in cui crede fino a pagare di persona, a non rinunciare alla ricerca della verità e a smascherare il vecchio sopratutto quando si veste di nuovo.
Amica generosa e madre affettuosa, nell'amore si fa guidare dal piacere e dalla sua carnalità, rovente come la lava e impetuosa come certe volte è il mare della sua isola.
I suoi cinquant'anni, quando figli e nipoti se ne sono andati, la trovano che guarda avanti, ancora affamata di voglia di vivere.

No, non si può comunicare a nessuno questa gioia piena dell'eccitazione vitale di sfidare il tempo in due, d'essere compagni nel dilatarlo, vivendolo il più intensamente possibile prima che scatti l'ora dell'ultima avventura.

L'arte della gioia è un libro postumo: giaceva da vent'anni abbandonato in una cassapanca e, dopo essere stato rifiutato dai principali editori italiani, venne stampato in pochi esemplari da Stampa Alternativa nel 1998. Ma solo quando uscì all'estero – in Francia, Germania e Spagna – ottenne il giusto riconoscimento.

Goliarda Sapienza (1924-1996) nacque a Catania da famiglia socialista rivoluzionaria; sua madre, Maria Giudice, fu la prima donna segretario della Camera del Lavoro di Torino. Dai sedici anni visse a Roma, dove studiò all'Accademia di Arte Drammatica. Negli anni Cinquanta e Sessanta recitò come attrice di teatro e cinema lavorando, tra gli altri, con Luchino Visconti, Alessandro Blasetti e Citto Maselli. Al suo primo romanzo, Lettera aperta (1967), seguirono Il filo di mezzogiorno (1969), L'Università di Rebibbia (1983), La certezza del dubbio (1987) e, postumi,  L'arte della gioia (1994) e  i racconti di Destino coatto (2002). Recentissima la pubblicazione di Elogio del bar (2014).
marinella m.

domenica 5 ottobre 2014

Lettura e scrittura come cura di sé



Alla Libreria delle Donne di Firenze, via Fiesolana 2B, ricomincia il corso di analisi dei testi e scrittura creativa Lettura e scrittura come cura di sé.
In questo ciclo, intitolato "Adotta un classico", faremo riferimento alla grande tradizione letteraria, con ammirazione ma senza soggezioni, perché l'incontro coi nostri classici, capaci di attraversare i secoli restando sempre attuali, possa darci stimolo per le nostre riflessioni ed emozioni e per la nostra scrittura. 
Gli incontri, a cadenza bisettimanale, si svolgeranno di mercoledì o di venerdì, dalle h16,45', alla Libreria delle Donne.
I primi appuntamenti sono per venerdì 10 e mercoledì 15 ottobre.

Per informazioni e iscrizioni: marialetiziagrossi@gmail.com
tel 349 1864454 e 055 0515228

sabato 6 settembre 2014

Un paesaggio di ceneri




Elisabeth Gille

traduzione e cura di Cinzia Bigliosi

Marsilio 2014
€16,50


In fondo quella bambina non sapeva niente di se stessa, niente delle proprie origini e della propria identità. Non era che terra bruciata, un paesaggio di ceneri, circoscritto nei labili confini di una forma umana dalla forza magnetica della calamita che Benédicte rappresentava per lei. Cosa le sarebbe successo quando il tempo l’avesse separata dall’amica, il che un giorno non poteva non accadere?

Nella Francia occupata dai nazisti Léa Lévy, che ha cinque anni, viene separata dai genitori, ebrei russi, nella speranza che possa sfuggire alla deportazione. È il luglio del ‘42. Accolta in un convento nelle vicinanze di Bordeaux, la bambina si legherà a una sola altra piccola rifugiata, Benédicte Gaillac, di due anni più grande.
Liberata Bordeaux, Léa convince suor Saint-Gabriel ad accompagnarla a Parigi in cerca dei suoi genitori, convinta di trovarli nel loro appartamento di un tempo. Requisita dai tedeschi, ora la casa è abitata dai portieri dello stabile. La suora e la piccola vengono indirizzate nel luogo dove vengono convogliati gli scampati ai campi di sterminio, l’Hotel Lutetia, ma neanche li c’è traccia dei genitori di Léa. La bambina ritorna al convento come trasformata. Non c’è più luce nei suoi occhi, niente la interessa più, Benédicte rimane l’unico filo che la lega alla vita.
Alla Liberazione, i signori Gaillac, membri attivi della resistenza, tornano a Bordeaux per prendere Benédicte e, comprendendo all’istante che le due bambine non possono essere divise, portano Léa a vivere con loro, amandola come una figlia. Nonostante abbia trovato la sicurezza e l’amore di una famiglia, Léa vive con i Gaillac comportandosi come un’ospite educata e rispettosa.
Solo Benédicte sapeva che Léa era a conoscenza della fine atroce che avevano fatto i suoi familiari e i sei milioni di ebrei sterminati nei campi.
Elisabeth Gille ha riportato in questo libro parte delle vicissitudini sue e della sorella Denise, da quando, nel luglio 1942, furono strappate all’amore dei genitori. Figlie di Irène Némirovsky e di Michel Epstein, morti ad Auschwitz, fu a loro che il padre affidò il capolavoro della scrittrice russa, Suite francese.
Un paesaggio di ceneri, pubblicato in Francia nel 1996, ha vinto il Grand Prix des Lectrices di “Elle” ed è stato selezionato per tutti i più prestigiosi premi francesi, il Goncourt, il Médicis, il Fémina e il Renaudot. Un libro amaro, doloroso e bellissimo.

Élisabeth Gille muore nel 1996 stringendo la mano della sorella Denise, che, nel 2013, prima di andarsene, dirà: “La chemioterapia che ha fatto perdere i capelli a entrambe noi sorelle ci ha rese uguali in punto di morte alla mamma rasata prima di morire”. Oggi le loro spoglie riposano nel piccolo cimitero di Belleville, nella tomba che fu di Fanny, la nonna materna, finalmente riunite sotto la lapide che ricorda anche Irène Némirovsky e Michel Epstein.

marinella m.

lunedì 4 agosto 2014

La maestra dei colori




Aimee Bender

minimum fax 2014
€ 15,00




La lettura è sempre un viaggio. Ma i racconti di Aimee Bender ti portano veramente lontano, in universi paralleli. Puoi sentirci frusciare dentro i pensieri dei protagonisti.
Fiabe, metafore, realtà aumentate che per il loro potenziale sovversivo destabilizzano ma disinfettano la realtà, sono “seed bomb”, bombe di semi che servono a rianimare giardini e terreni abbandonati della nostra mente anestetizzata.
Come dice la Guardianadiparole, Io sono una all’antica. Non lo faccio apposta. Ma mi piace l’effetto che fa trovarmi una parola giusta in testa, e poi usarla. È una bella sensazione.

calvina

domenica 27 luglio 2014

Stillbach o della nostalgia




Sabine Gruber

Marsilio 2014
€ 19,00




Una volta che sarò morta – aveva scritto Ines – renderò vivo il cielo. Mi farò bianca o grigia, scura o chiara, rossa o arancione, ora grassa ora magra, striata, prenderò la forma di una roccia, d’una lente lattescente, sarò a strati, a veli strappata o pezzata, a spina di pesce o a raggiera, un groviglio di fili – sì, così potrai intrecciarmi di nuovo!

Ora che Ines è morta, e Clara, l’amica di una vita, sta scendendo in treno a Roma per mettere a posto le sue cose, le parole di Ines sono come una folata di vento gelido che soffia sul suo cuore e sul paesaggio che corre lungo la ferrovia. Ines e Clara avevano lasciato Stillbach, un villaggio arrampicato sulle montagne di quell’Alto Adige, “diventato italiano” dopo la prima guerra mondiale, per stabilirsi l’una Roma e l’altra a Vienna. Si erano viste poco, ma non si erano mai perse.
Ines è a Roma in quell’anno 1978 in cui Aldo Moro viene assassinato e il Paese attraversa anni bui. Lavorava nell’albergo di una certa Emma Manente, anche lei originaria di Stillbach, anche lei venuta a Roma come cameriera in quell’albergo di cui ora era proprietaria. Il fidanzato, originario di Stillbach, faceva parte del plotone, composto di tedeschi altoatesini, saltato in aria nell’attentato di via Rasella.
A quella bomba, come sappiamo, seguì la strage delle Fosse Ardeatine su ordine di Priebke, ancora vivo nel 2009, quando Clara arriva a Roma.
In casa di Ines la donna trova, tra i tanti fogli sparsi un po’ ovunque, un manoscritto che avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni dell’amica, un romanzo in più volumi sulla vita di Emma Manente, che in quel lontano 1944 decise di non ritornare a Stillbach, e sui misfatti perpetrati dall’esercito germanico nella capitale.
Sabine Gruber mostra, attraverso le vicende personali di queste tre donne, il legame tra il privato e la Storia e in particolare di quella travagliata di quella terra di confine dove le montagne toccano il cielo.
Neanche Clara tornerà a Stillbach, ormai solo luogo del rimpianto, ma rimarrà a Roma. Per un nuovo inizio?

Sabine Gruber (1963), autrice tra le più note del panorama di lingua tedesca, è nata a Merano e cresciuta in Val Venosta. Dopo aver trascorso qualche anno a Venezia, dove ha insegnato a Cà Foscari, vive oggi a Vienna. Autrice di prosa, poesia e teatro, per le sue opere ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti letterari.

marinella m.


venerdì 18 luglio 2014

Consigli di lettura / 2

Susann Pásztor, Un favoloso bugiardo, Keller

Patti Smith, Just kids, Feltrinelli

Kyung-Sook Shin, Prenditi cura di lei, Beat

Jhumpa Lahiri, La moglie, Guanda

Elizabeth von Arnim, Vera, Tea

(foto di Monica Matteuzzi)

domenica 13 luglio 2014

giovedì 10 luglio 2014

Nuovi orari e vacanze



Questi i nostri orari estivi

lunedì: 15,30-19,30
martedì, mercoledi, giovedì e venerdì: 9,30-13,00; 15,30-19,30

La libreria sarà chiusa di sabato e dall'8 al 31 agosto.

Prima delle vacanze, vi aspettiamo con tanti consigli di lettura!

mercoledì 2 luglio 2014

Chiamate la levatrice



 Jennifer Worth


Traduzione di Carla De Caro

Sellerio 2014
€ 15,00


Le levatrici di St. Raymund Nonnatus operarono nel cuore delle Docklands di Londra e fino alla metà del '900 furono le uniche levatrici qualificate a cui si potevano rivolgere gli abitanti dei quartieri prospicienti il porto di Londra, ultimi tra gli ultimi. Non lasciarono il lavoro neanche nel 1940, quando i docks furono bombardati in modo massiccio e in sella alle loro biciclette corsero da una strada all'altra, continuando a far nascere bambini. All'inizio degli anni '50 anche Jennifer Worth era una di loro, e quella che racconta in Chiamate la levatrice è la sua esperienza, professionale e umana.
Conosciute e rispettate da tutti, apostrofate con Ciao tesoro!, erano le uniche persone libere di andare e venire in strade dove per chi non viveva nell'East End era sconsigliato, se non proibito, avventurarsi.
Seguivano le donne nell'ambulatorio, il Nonnatus House, dal sesto mese di gravidanza, e quando erano vicine al parto andavano a casa a intervalli regolari. Le loro visite continuavano per un po' anche dopo la nascita per assicurarsi che mamma e bambino fossero in salute.
Sfrecciavano sulle loro biciclette a tutte le ore e con qualsiasi stagione. Quello che quasi sempre  trovavano era qualcosa di simile all'inferno. Case spoglie e sporche con nugoli di bambini vestiti solo con logori maglioncini. Mentre gli operai specializzati percepivano una paga discreta e regolare, quelli generici dovevano aspettare l'arrivo di una nave e allora lavoravano anche quindici ore al giorno, per finire il resto della notte al pub. Le levatrici e le suore di Nonnatus House facevano quel che era possibile per aiutare questa gente,  che in grande quantità aveva solo figli e miseria.
Il libro di Jennifer ci restituisce una  realtà cruda e talvolta drammatica, ma senza scadere mai nel melodramma. La levatrice Worth scrive con la vivacità e l'entusiasmo di chi ha amato il proprio lavoro e, tirando le somme, può dire che quella si rivelò l'esperienza più importante, quanto inaspettata, della mia vita.

Jennifer Worth (1935-2011), infermiera fino agli anni '70, e dopo musicista, ha scritto una trilogia dedicata alla sua esperienza come levatrice nell'antica zona proletaria di Londra: oltre a Chiamate la levatrice (2002), Shadows of the Worhouse (2005) e Farewell of the East End (2009). L'opera ha venduto oltre un milione di copie in Gran Bretagna e la BBC ne ha tratto una serie per la televisione, in questi giorni trasmessa anche in Italia
marinella m.

lunedì 23 giugno 2014

Almanacco del giorno prima



Chiara Valerio  

Einaudi 2014
€ 20,00





… inversione a U. Da quando m’interrogo sull’opportunità o meno di mandarti un messaggio a una certa ora, mi sono accorto che è finita l’adolescenza del nostro rapporto. Menomale, che età terribile l’adolescenza. ...
… amen 4. Discutere è inutile. Dopo dieci minuti di discussione nessuno pensa più quello che sta sostenendo. ...


Alessio Medrano adora la matematica e finisce per occuparsi di finanza creativa: calcola la vita. Scopre però che non si può calcolare proprio tutto, sentimenti compresi. Storia senza punteggiatura. Da leggere più volte.
A.T.

mercoledì 18 giugno 2014

18 giugno, in libreria


Il rumore della vita
Invito alla lettura di Alice Munro

L'ultimo di tre incontri per accostarsi alla vita e all’opera di tre autrici che hanno impresso un segno durevole nella letteratura.

Parleremo di Alice Munro, che, nell’esatta misura dei suoi racconti, traccia realtà minime, personali, familiari di donne e uomini dei nostri giorni, attraversate da svolte, cambiamenti, illuminazioni, che restituiscono con pennellate finissime il senso di intere esistenze.    


Con Maria Letizia Grossi
Introduce e coordina Milly Mazzei

Ingresso gratuito; è gradita la prenotazione

Mercoledì 18 giugno 2014, ore 18.00
Libreria delle donne
via Fiesolana 2B - Firenze
Info e prenotazioni
055 240384 libreriadonne@iol.it

Un comunista in mutande




Claudia Piñeiro

Feltrinellli 2014
€ 14,00

 


La memoria è un gioco di scatole cinesi. Si apre la prima e dentro ce ne sono altre, e avanti così, quasi all'infinito. Lo stimolo insopprimibile ad andare avanti  nella ricerca è il bisogno di  certezze forse irraggiungibili. Il ricordo può essere ingannevole, un misto di dati certi e incerti che si fondono come in un sogno. E che spesso ci rifiutiamo di contraddire  e modificare nonostante una foto, un articolo di giornale o i ricordi di altre persone o di altri tempi ne contestino la veridicità. Perché i ricordi ci appartengono, quindi in essi non c'è verità o menzogna. I ricordi sono nostri complici.

L'estate del 1976 fu, in Argentina, quella in cui il golpe militare destituì il governo di Isabelita Peron, instaurando la dittatura.
Una ragazzina di tredici anni che vive a Burzaco, in provincia di Buenos Aires, racconta quell'estate, quando alla spensieratezza dei giochi con le amiche subentrò il timore per il padre così tanto ammirato e amato. Il padre, un bell'uomo, aitante sportivo, venditore di ventilatori, che in casa gira in mutande, è diverso dagli altri padri. Non partecipa, irriverente al potere, alle accese discussioni  degli abitanti di Burzaco che rivendicano il merito di avere eretto il primo monumento alla bandiera.
Ma soprattutto, è un comunista dichiarato. Lo è a modo suo, romantico, utopico, ma pur sempre comunista, e in quei tempi pericolosi anche solo l'ombra di un sospetto può essere fatale.
Tra  ricordi d'infanzia, avvenimenti realmente accaduti e invenzione letteraria, Claudia Piñeiro scrive un vivido romanzo sulla giovinezza e, in omaggio al padre, dipinge il ritratto di un'epoca.

Claudia Piñeiro è nata a Buenos Aires nel 1960. Scrittrice, drammaturga, sceneggiatrice, ha vinto numerosi premi, tra i quali il Premio Clarin nel 2005 per Le vedove del giovedì. In Italia sono stati pubblicati Tua (2011), Betibù (2012) e La crepa (2013). Con quest'ultimo romanzo si è aggiudicata il Premio Sor Juana Inès de la Cruz 2010, che riconosce l'eccellenza dell'opera letteraria delle donne latinoamericane di lingua spagnola, in precedenza vinto anche da Almudena Grandes, Marcela Serrano e Gioconda Belli.
marinella m.

sabato 14 giugno 2014

Malinteso a Mosca




Simone de Beauvoir 

Ponte alle Grazie 2014
€ 12,00




... Se si ha davvero voglia di avere un dialogo con qualcuno, bene o male ci si riesce sempre. Non con tutti, certo, con due o tre persone …
... si era ripromessa di combattere il suo destino … 

Il viaggio a Mosca di Nicole e André, due professori in pensione, accompagnati da Masa figlia di André che vive in Russia. Breve romanzo, temi diversi che si incrociano. La paura di invecchiare e la guerra fredda alle porte. Un rapporto di coppia oscuro. L'inquietudine, l'assenza di dialogo. Un malinteso risolto da un finale affrettato.
A.T.

lunedì 9 giugno 2014

11 giugno, in libreria




Il rumore della vita
Invito alla lettura di Renata Viganò


Il secondo di tre incontri per accostarsi alla vita e all’opera di tre autrici che hanno impresso un segno durevole nella letteratura.


Parleremo di Renata Viganò e del suo L'Agnese va a morire, un romanzo che, narrando la vicenda di una donna del popolo, racconta la storia di un popolo, la sua assunzione di responsabilità nella lotta contro la guerra e per la libertà e le radici della nostra Costituzione e del nostro ordinamento democratico.


Con Maria Letizia Grossi
Introduce e coordina Milly Mazzei

Ingresso gratuito; è gradita la prenotazione

Mercoledì 11 giugno 2014, ore 18.00
Libreria delle donne
via Fiesolana 2B - Firenze
Info e prenotazioni
055 240384 libreriadonne@iol.it

giovedì 5 giugno 2014

La moglie



Jhumpa Lahiri

Guanda 2013
€ 18,00





Subbash e Udayan vivono a Tollygunge, un sobborgo di Calcutta, nella parte bengalese della città. Nati a quindici mesi di distanza, alla fine della seconda guerra mondiale, i due fratelli, seppure molto diversi, sono legati l'uno all'altro come due anime in un nocciolo. 
Subbash è silenzioso, riflessivo, obbediente; Udayan, al contrario ha un temperamento ribelle ed esuberante. Davanti alla loro casa si stende una spianata e due grandi stagni. Alla fine del monsone, l'acqua sale fino a sommergere la spianata ed i due acquitrini si uniscono fino a  diventare  un grande lago. 
Giocando su quel grande specchio d'acqua i due ragazzi, giorno dopo giorno, si fanno grandi.
Sul finire degli anni sessanta le università bengalesi sono attraversate da un'ondata di rivolta guidata dal partito maoista  in difesa dei contadini oppressi da una miseria millenaria.
Udayan, consapevole dei rischi che corre, vi si getta anima e corpo; Subbash invece, terminata l'università, si trasferisce negli Stati Uniti, si stabilisce nel Rhode Island dove intraprende una tranquilla carriera di studioso.
Contravvenendo alla tradizione, che vuole che siano i genitori a scegliere la moglie, Udayan  si innamora di una studentessa di filosofia, Gauri, e la sposa. I due fratelli sembrano allontanarsi ma poi la tragedia irrompe e riannoda i fili, mai spezzati, delle loro vite.
Sulla spianata dei loro giochi di bambini, Udayan, di fronte alla moglie e ai genitori, viene ucciso dalla polizia. Subbash si sente in dovere di tornare a Calcutta per curare le ferite che la perdita del fratello ha inferto nel cuore dei suoi e della giovane cognata, mai accettata dai suoceri. Nonostante Gauri sia in attesa di un bambino, Subbash la sposa e la conduce negli Stati Uniti. È qui che nasce Bela, figlia per molto tempo di due padri, quello che non l'ha mai conosciuta e quello che la cresce con gioia e tenerezza.
Mentre  l'amore di Subbash per Bela è autentico, per Gauri la bambina rappresenta il frutto di un amore spezzato e  la creatura del fantasma di Udayan.
Quando la donna comprende che loro tre non potranno mai essere una famiglia, decide di costruirsi una vita propria e se ne va, sapendo che per questa sua scelta le sarà presentato il conto.

Jhumpa Lahiri (Londra, 11 luglio 1967) è autrice di altri tre libri, tutti tradotti in italiano: L'interprete dei malanni, L'omonimo e Una nuova terra. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Pulitzer, PEN/Hemingway Award, Frank O'Connor International Short Story Award, Guggenheim Fellowship e nel 2009 il premio Gregor von Rezzori. Nel 2012 è stata nominata membro dell'American Academy of Art and Letters.

marinella m.

venerdì 30 maggio 2014

4 giugno 2014, in libreria


Il rumore della vita
Invito alla lettura di Saffo


Il primo di tre incontri per accostarsi alla vita e all’opera di tre autrici che hanno impresso un segno durevole nella letteratura.
Iniziamo con Saffo, all’origine della poesia lirica, della scrittura delle donne, dell’espressione dei sentimenti.

Con Maria Letizia Grossi
Introduce e coordina Milly Mazzei

Ingresso gratuito; è gradita la prenotazione

Mercoledì 4 giugno 2014, ore 18.00
Libreria delle donne
via Fiesolana 2B - Firenze
Info e prenotazioni
055 240384 libreriadonne@iol.it

venerdì 23 maggio 2014

Io, partigiana

Giovedì 29 maggio, alle ore 17,30
al Giardino dei ciliegi
Lidia Menapace presenta “ Io, partigiana. La mia resistenza” (Manni 2014).
Introduce Maria Letizia Grossi.

giovedì 15 maggio 2014

Disobbedienze: genere, potere, resistenza

 
 
Disobbedienze: genere, potere, resistenza
La scuola estiva della Società italiana delle storiche

27 – 31 agosto 2014
Centro Studi Cisl, via della Piazzola 71, Firenze

in collaborazione con:
Regione Toscana, Commissione per le Pari Opportunità

Il tema della disobbedienza, intesa come ribellione, resistenza e opposizione non violenta a leggi ingiuste, rappresenta il filo conduttore dei diversi aspetti che la scuola vuole mettere a confronto. L’attenzione verrà posta, a partire dall’analisi dell’archetipo della donna disobbediente, Antigone, sul modo in cui l’atto del disobbedire, da parte delle donne, disvela le aporie della legge, mette a nudo l’artificiosità del rapporto pubblico-privato, apre un campo di tensione tra legge, ordine da un lato e diritti, soggettività individuali/collettive dall’altro: mettendo in luce, in tal modo, il campo di tensione che, sul significato e articolazione del rapporto libertà-potere, storicamente ha visto dispiegarsi le diverse forme della resistenza e presenza politica delle donne.
Lo sguardo transnazionale permette, infine, di cogliere gli elementi di continuità e specificità di esperienze e pratiche discorsive diverse: dalle riflessioni ed esperienze proprie del femminismo occidentale alle pratiche di resistenza delle donne in Argentina durante la dittatura, alle forme, infine, della dissidenza femminile in Medio Oriente e in Nord Africa.

Info www.societadellestoriche.it - scuolaestivasis@gmail.com

mercoledì 14 maggio 2014

Raccontarsi a 15 anni


Lunedì 19 maggio 2014, ore 17.00
Libreria delle Donne
Via Fiesolana 2B - Firenze

Inaugurazione della mostra di lavori delle ragazze dell'Istituto Elsa Morante

Una classe di adolescenti, studentesse al primo anno dell’Istituto di Istruzione Superiore Elsa Morante di Firenze, si racconta.
Poesie, calligrammi, collage per rappresentare emozioni, difficoltà, dolori e sogni, a quindici anni. 

martedì 13 maggio 2014

La giudice



Paola Di Nicola


Ghena 2013
€14,00






"Giudice" è un sostantivo epicèno, ovvero non distingue tra maschile e femminile, ma quando Paola Di Nicola ordina il suo timbro, quello che apporrà su ogni sentenza, chiede alla tipografa sconcertata che la scritta riporti "la Giudice".
Dietro a quell'articolo determinativo c'è tutta la sua vita. C'è la fatica e il coraggio della donna Paola Di Nicola per vedere affermato il suo diritto a esercitare la professione di magistrato, ma c'è anche la sua consapevolezza di volere essere giudice senza rinunciare al suo punto di vista, che non può precludere dal suo essere una donna.
Perché mi dovevo sentire così a disagio e in colpa per il mio corpo, per il mio ruolo famigliare, per le mie maternità? Perché, in un'istituzione in gran parte femminile, mi rivolgevo ancora la domanda “cosa penseranno a essere giudicati da una donna”?
Per comprendere per quale ragione la Costituzione, nel 1948, ammette l'uguaglianza tra i sessi, ma esclude le donne dalla magistratura, Paola studia gli atti del dibattito che portò all'approvazione della Carta.
Trova in quei volumi, ribadite da alcuni padri costituenti, le ragioni per cui le donne non possono entrate in magistratura. Ancora una volta il loro luogo d'elezione  è la casa e lì devono stare; oltre a ciò la professione di magistrato richiede equilibrio e questo, anche per ragioni fisiologiche, difetta alla donne.
A niente era valsa la battaglia delle madri costituenti: la strada della magistratura si aprirà alle donne con una legge del 1963. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e molte donne hanno lottato, sopra i ponti, per ottenere vere pari opportunità. Nel 2012 le donne magistrato sono 4006 e costituiscono il 46% dei magistrati italiani.
Nell'interrogatorio, di fonte all'imputato, che si aspetta un uomo, Paola deve non abbassare lo sguardo e ritrovare  l'orgoglio ed il coraggio di essere una donna. Le perle e la camicetta a fiori che indossa nulla possono togliere alla sua autorità e autorevolezza.
La madre di Paola ha impreziosito la pettorina della sua toga con una leggera rifinitura in pizzo, ed è con quella che, dopo aver passato notti ad esaminare  gli atti processuali e portato i bambini a scuola, entra in aula la giudice Paola Di Nicola.

Paola Di Nicola è giudice del Tribunale penale di Roma dal settembre 2010. Si è occupata precedentemente di diritto civile, penale e del lavoro come pretore presso la Pretura di Sant'Angelo dei Lombardi; è stata giudice del Tribunale di Latina nelle materie civili, delle esecuzioni immobiliari e penali. Negli anni 2009 e 2010 ha presieduto il Collegio, appositamente costituito presso il Tribunale di Napoli, per l'emergenza rifiuti in Campania. Ha pubblicato sulle riviste specializzate numerosi provvedimenti giudiziari in materia d'immigrazione, ambiente, urbanistica, reati contro le donne.

marinella m.

venerdì 9 maggio 2014

Domenica 18 maggio, in libreria



Lavoro, cultura, associazionismo e libertà
L’avventura delle donne a Firenze tra metà dell'Ottocento e primo Novecento

Conferenza di Elena Giannarelli con proiezione di materiale iconografico
Introduce Milly Mazzei

Libreria delle Donne
via Fiesolana 2B - Firenze
domenica 18 maggio, ore 17.00

Ingresso gratuito fino a un massimo di 50 persone, prenotazione obbligatoria.
Info e prenotazioni:  055 5001495 info@ttctoscana.com
Servizio prenotazioni: dal lunedì al venerdì ore 9-17
anche sabato 17 maggio ore 9-17 e domenica 18 maggio ore 9-12



mercoledì 7 maggio 2014

Bücherverbrennungen


Sabato 10 maggio 2014, alle 11:00
Biblioteca delle Oblate, sala conferenze

Berlino Babelplatz
10 maggio 1933

Le voci delle Persone Libro ricordano i roghi nella Germania nazista

lunedì 5 maggio 2014

Prenditi cura di lei




Shin Kyung-Sook 

Beat 2014
€ 9,00




Park So-Nyo, nata il 24 luglio 1938, di anni 69, scompare a una stazione della metropolitana di Seul. Insieme al marito era scesa in città dal villaggio dove abitava: lui riesce a salire sulla vettura, lei rimane sul marciapiede.
I suoi quattro figli, due maschi e due femmine, in preda all'angoscia, cominciano l'affannosa ricerca della madre. Passano ore e giorni a perlustrare la città, ritornano più volte sul quel marciapiede, appendono volantini un po' ovunque, ma tutto si rivela inutile. Mentre la cercano, la mamma ritorna con forza nei loro ricordi,  ma non è un semplice tornare alla mente, è un ricordare che prende la forma del dialogo interiore, del dire il non detto, del riconoscere  il non visto, o non voluto vedere.
La mamma era una donna semplice, lavorava tutto il giorno nei campi, accudiva gli animali,  coltivava un orto per la famiglia e preparava il cibo anche per il vicinato.
Tutto  ciò  non le impediva di occuparsi di ognuno di loro con amore e spirito di sacrificio. Da sola e  contro l'ostilità della cognata, aveva voluto che tutti e quattro studiassero e lei, che era analfabeta, aveva imparato a leggere da anziana solo per poter leggere i libri della sua figlia scrittrice.
Il marito andava e veniva, mancando talvolta anche per mesi, e quando c'era non la vedeva, tanto che non si era  accorto che le terribili emicranie di cui soffriva andavano aggravandosi. Quando erano insieme camminava svelto sempre avanti a lei, nonostante le sue preghiere di andare più piano, proprio come quel giorno sul marciapiede della metropolitana.
Ora che l'hanno persa, i figli e il marito, come risvegliandosi da un lungo sonno, le parlano come non hanno mai fatto e anche Park So-Nyo racconta loro di sé, del dolore che si è tenuta dentro per tutta la vita per un figlio nato morto, di chi le ha dato la forza di resistere, dei suoi sogni di ragazza andata sposa a soli diciassette anni, dell'orgoglio per la sua figlia che scrive e gira il mondo e per il rammarico per l'altra, che, farmacista, non lavora per accudire i suoi tre figli.
E dietro la mamma, compare lentamente anche la donna Park So-Nyo, perduta e come ritrovata.
Dopo molti mesi di inutili ricerche, con il dolore del rimpianto sarà proprio la figlia scrittrice che a Roma, davanti alla Pietà di Michelangelo chiederà, quasi supplicandola, a quella donna che regge in braccio il figlio morto, Prenditi cura di lei.

Kyung-Sook Shin è nata nel 1963 in Corea del Sud. Con Prenditi cura di lei, un romanzo tradotto in tutti i maggiori paesi occidentali, ha ottenuto uno strepitoso successo internazionale. In italiano è stato pubblicato anche Io ci sarò (Sellerio, 2013).
marinella m.

sabato 26 aprile 2014

Vita




Melania G. Mazzucco

Einaudi 2014
€ 12,50




All’inizio del Novecento due bambini, Vita e Diamante, vanno in America. I genitori di Diamante vogliono che lavori, mandi a casa tanti soldi e torni un giorno ricco. La madre di Vita vuole solo che faccia compagnia a suo marito emigrato da tempo. Per i due bambini l’America è enorme, fantastica, miracolosa, un’avventura. Hanno un disperato bisogno di una vita migliore e di soddisfare le aspettative degli amati genitori. È un viaggio lungo e difficile. È una vita lunga e difficile. Si impegnano, lottano e ce la mettono tutta. Le loro vite sembrano incollate l’una all’altra, sono fatti per stare insieme – per sempre. Presto però scoprono che l’America non cambia solo la vita, ma cambia anche le persone. È come una malattia che scorre nelle vene, lascia tracce visibili e invisibili, segna e deforma.
In questo romanzo coinvolgente Melania Mazzucco cerca di ricostruire il passato – il passato della sua famiglia. Saltando fra il passato e il presente ci racconta le emozioni e le difficoltà di due bambini cresciuti in America.

…Questo libro non avrebbe potuto essere scritto senza le parole di mio padre Roberto; una volta mi ha detto: ricordati di ricordare, ma io ho impiegato più di trent’anni a capire cosa…

manu

venerdì 18 aprile 2014

23 aprile, in Libreria



 Il 23 aprile si celebra la Giornata mondiale del libro e del copyright,  un evento patrocinato dall'Unesco per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale. L’Unesco ha scelto il 23 aprile perché in questo giorno sono nati o morti scrittori importanti come Cervantes, Shakespeare, Nabokov. L'idea della celebrazione è nata in Catalogna, dove il 23 aprile, giorno di san Giorgio, per ogni libro venduto viene tradizionalmente data in dono una rosa; a partire dal 1996, la giornata è celebrata in tutto il mondo, con l’obiettivo di incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e valorizzare il contributo che gli autori danno al progresso sociale e culturale dell’umanità.

Il 23 aprile 2014, in occasione della Giornata mondiale del libro, la Libreria delle donne sarà aperta con orario continuato (9,30-19,30) e si trasformerà in un piccolo bistrò, dove
- "assaggiare" autrici note e meno note (dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19);
- scambiarsi consigli di lettura;
- visitare la mostra  fotografica "Toponomastica femminile";
- giocare per vincere un libro;
- fare acquisti con uno sconto del 10% sul prezzo di copertina.

Vi aspettiamo!

mercoledì 16 aprile 2014

Caffè Babilonia




Marsha Mehran

traduzione di Adelaide Cioni
Beat, 2013
€ 9,00






Marjan, Bahar e Layla Aminpour sono fuggite dall’Iran khomeinista. Dopo una tappa a Londra, si stabiliscono a Ballinacroagh, un piccolo centro dell’Irlanda occidentale ai piedi del monte di San Patrizio. Qui rilevano la pasticceria di Luigi ed Estelle Delmonico, chiusa dopo la morte del pasticcere napoletano, dove per tanti anni sono state sfornato dolci delizie italiane.
Le sorelle decidono di chiamare il locale Caffè Babilonia ed è Marjan, la maggiore delle ragazze, a cucinare i piatti tradizionali della loro terra e della loro infanzia.
La diffidenza degli abitanti, alimentata da Thomas McGuire, individuo gretto, apertamente razzista e proprietario di tutti i pub di Ballinacroagh, si scioglie quando il primo cliente del locale, padre Fergal Mahoney, assaggia l’abgusht di Marjan, un piatto a base di agnello, verdure, curcuma e paprika.
La pubblicità del pastore porterà quasi tutti gli abitanti al Caffè Babilonia, dove li attendono piatti speziati e bevande profumate, un ambiente caldo e accogliente, un samovar sempre acceso, e la dolcezza di Marjan, che cucina con passione e con amore. È stato proprio a lei che il vecchio giardiniere della loro casa in Persia aveva insegnato a coltivare le erbe aromatiche che la ragazza riesce a far vivere nel freddo clima irlandese.
Mentre Layla, la più giovane e la più bella delle sorelle, si attira subito le simpatie della comunità e si innamora, ricambiata, di Malacky McGuire, Bahar, la seconda, è invece malinconica e sfiduciata, martoriata da continui mal di testa.
Il caffè ha ormai ingranato, molti dei clienti e dei vicini sono diventati buoni amici, e quando Marjan pensa di aver trovato un luogo in cui fermarsi, il terribile episodio che le aveva messe in fuga dall’Iran si ripete. Ma il gusto del cardamomo e del dragoncello, il profumo dell’acqua di rose, il sapore dolce e asprigno della melagrana, non bastano, da soli, a fare un buon piatto. Occorre che gli ingredienti siano lavorati, amalgamati e trasformati. Ed è questo che riusciranno a fare le tre ragazze iraniane dagli splendidi capelli neri, morbidi come la seta: curare le ferite ancora aperte, sconfiggere l’arroganza e la cattiveria del pregiudizio e finalmente trovare la loro casa.

Non parlo dei sussurri timorosi
al buio.
Parlo della luce del giorno e di finestre aperte
e di aria fresca e di una stufa in cui bruciano cose inutili
e di una terra fertile
con una coltivazione diversa e di nascita ed evoluzione e orgoglio.
Parlo delle nostre amorevoli mani
che notte dopo notte hanno costruito un ponte
di messaggi di profumi
e luce e vento.


Marsha Mehran ha lasciato l’Iran durante la rivoluzione khomeinista e si è rifugiata con la sua famiglia in Argentina. A Buenos Aires i suoi genitori hanno aperto un caffè mediorientale, mentre lei studiava in un’università privata scozzese. Ha pubblicato Pane e acqua di rose e Istituto di bellezza Margaret Thatcher.
marinella m.

domenica 6 aprile 2014

Il segreto di mia madre




J.L. Witterick

Rizzoli 2013
€ 14,00




Franciszka è una contadina che vende al mercato le uova delle sue galline e le verdure che coltiva nell’orto.
È una donna amorevole, ma con dei ferrei principi, e quando arriva il momento di scegliere non ha tentennamenti: nasconde in casa due famiglie ebree e un soldato tedesco stanco della guerra, mettendo a rischio la sua vita e quella della figlia.
E lo fa solo perché è la cosa giusta da fare, senza chiedere nulla in cambio.

Mi manca mia madre. Quando ripenso a lei, vedo questa piccola donna ribelle che mastica tabacco, lei e il suo carattere indomabile. Ha sempre indossato la stessa gonna troppo grande per lei, e in tanti anni non mi è mai venuto in mente che forse le sarebbe piaciuto avere un vestito nuovo.

Il segreto di mia madre è ispirato alla storia vera di Franciszka Halamajowa, che insieme a sua figlia salvò la vita a quindici ebrei in Polonia durante la seconda guerra mondiale. Nello stesso periodo, sistemandolo nel sottotetto, diede alloggio a un soldato tedesco.
Suo figlio morì alla guida di un carro che portava provviste ai partigiani ebrei nascosti nella foresta.
Prima della guerra, a Sokol, in Polonia, vivevano seimila ebrei. Solo trenta sopravvissero e metà grazie a questa donna polacca di nome Franciszka.
Allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme, Franciszka Halamajowa e sua figlia Helena sono ricordate tra “i Giusti tra le nazioni” con un albero e una targa.

Quando abbiamo molto da perdere e nonostante questo scegliamo di fare la cosa giusta, allora riveliamo la nobiltà d’animo che c’è in noi.

J.L. Witterick vive in Canada. Il segreto di mia madre, autopubblicato in Canada, è arrivato in poco tempo a scalare le classifiche ed è stato venduto in otto Paesi.

marinella m.

lunedì 31 marzo 2014

La figlia dei ricordi



Victoria Hislop

Bompiani 2013
€ 19,50 euro





Dimitri Komnios nacque a Salonicco durante l’incendio che, nel 1917, distrusse gran parte della città. Suo padre Konstantinos era il più grosso commerciante di tessuti pregiati della città. Il fuoco, che distrusse il centro storico e i viali sul mare, non toccò gli edifici sulle colline, e fu qui, in via Irini al numero 3, che il piccolo e sua madre Olga andarono ad abitare nella modesta casa natale di Olga. Al numero 5 di via Irini vivevano gli Ekrem, una famiglia musulmana con tre figlie, e al numero 7 abitava la famiglia di Saul e Roza Moreno con i figli Elia e Isacco. Gli antenati dei Moreno si erano stabiliti a Salonicco dopo la cacciata degli ebrei sefarditi dalla Spagna e dal Portogallo nel 1492.
In via Irini si parlava greco, arabo e ladino, ma i ragazzi giocavano insieme e le tre famiglie si aiutavano come fossero state una sola.
Nel 1922, in seguito alla guerra greco-turca, i musulmani furono costretti ad espatriare, e furono rimpiazzati dai greci che, a loro volta, venivano espulsi dalla Turchia.
Su una delle navi che partirono dall’Asia Minore dirette in Grecia c’era anche la piccola Katerina Sarafoglou, che nell’ammasso di persone che cercavano di imbarcarsi perse la madre e la sorella. Salvata da un soldato greco fu affidata ad Eugenia, una donna che riuscì a prendere una delle ultime navi dirette a Salonicco.
Per un caso Eugenia, le sue due figlie e Katerina furono sistemate nella casa in via Irini che era stata degli Ekram.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale i ragazzi, che sono vissuti come fratelli in via Irini, sono ormai grandi. Katerina, diventata la più brava ricamatrice di Salonicco, lavora nella sartoria dei Moreno, che sarà confiscata dagli occupanti tedeschi, e Roza, Saul e Isacco deportati in Polonia, da dove non faranno ritorno.
Dimitri ed Elia si uniranno ai partigiani. Le vite dei protagonisti saranno influenzate anche dagli avvenimenti successivi: il colpo di stato dei colonnelli nel 1967, il ritorno alla democrazia nel 1974 e il terremoto del 1978.
Nel 2007 troviamo Katerina e Dimitri che, innamorati da sempre, sono ora nonni, e consegnano, di fronte al mare di Salonicco, la loro lunga storia al nipote Mitsos che dovrà decidere se tornare in Inghilterra, dove aveva studiato, o rimanere.
Il libro, che copre un arco di tempo molto lungo, riesce ad appassionare il lettore dalla prima all’ultima pagina con un intreccio riuscito tra le vicende dei personaggi e gli eventi storici realmente accaduti. Per chi ama i bei romanzi e le storie di famiglia.

Victoria Hislop ha lavorato nell’editoria, nelle pubbliche relazioni e come giornalista, prima di diventare scrittrice a tempo pieno. Vive nel Kent con la sua famiglia. Il suo primo romanzo, L’isola, pubblicato in Italia nel 2007, è stato tradotto in oltre venti paesi e ha ottenuto diversi riconoscimenti letterari.

marinella m.

domenica 23 marzo 2014

Il tuo nome sulla neve


Gnanca na busìa
Il romanzo di una vita scritto su un lenzuolo


Clelia Marchi 

Il Saggiatore, 2012
€ 12.00

 

ho scritto
il tuo nome sulla neve il vento là cancellato.
O’ scritto il tuo nome
sul mio cuore
e lì si è fermato


Clelia Marchi è una contadina del mantovano che per tutta la vita non ha fatto altro che lavorare. A sedici anni si innamora di Anteo, un bel ragazzo dagli occhi azzurri e a diciotto, lo sposa. È stato l’unico amore della sua vita e quando nel 1972, sistemati i figli, i due anziani potrebbero riposarsi e godersi l’affetto dei nipoti, a poco tempo dal loro cinquantesimo anniversario di matrimonio, Anteo muore travolto da un auto.

E io sono come una vite senza l’albero: perché dei due uno muore; una parte, poco una parte del suo corpo di chi rimane è già morto e non c’è altri dolori al mondo che à vedere il marito morire o il compagno della tua vita...

Clelia non dorme più e di notte comincia a scrivere perché è abituata a lavorare e ora scrivere è l’unica cosa che le da un po’ di consolazione.
Racconta della sua famiglia umilissima, della sua vita passata a lavorare la terra, quando si portava gli zoccoli anche d’inverno, quando si dormiva sui materassi riempiti di foglie di granturco essiccate e si mangiava pane e polenta, polenta e pane.
A un certo punto la carta che ha raccolto non basta più, e Clelia prende dall’armadio un lenzuolo del corredo e continua a scrivere sulla stoffa.
La sua vita da sposata, nella nuova famiglia, non è meno dura, le bocche da sfamare aumentano, ma Clelia e Anteo affrontano tutto insieme, piangono i figli persi e crescono quelli che restano.
Con il linguaggio semplice di una donna che ha fatto due classi elementari andando a scuola solo in inverno, Clelia crea quasi un arazzo. Traccia sulla stoffa linee regolari che vanno a comporre rettangoli per riempire tutto lo spazio utile, ma rispettando i margini decorati con nodi d’amore rossi. Clelia numera le righe per facilitare il lettore, ai due angoli pone due fotografie, la sua e quella del marito e dà un titolo al suo lavoro: Gnanca na busìa.
Nel 1985 il lenzuolo è completato e Clelia che vuole che il suo scritto sia letto si rivolge al sindaco del suo paese, Poggio Rusco, che la indirizza a Pieve S. Stefano, in provincia di Arezzo, dove da due anni è stato aperto l’archivio delle scritture autobiografiche degli italiani.
Nel 1992 viene pubblicato e diviene un caso editoriale.
Dell’archivio diaristico di Pieve, dov’è conservato, il lenzuolo di Clelia e Anteo è diventato il simbolo stesso.
marinella m.

domenica 16 marzo 2014

Le madri interrotte

 Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale

Laura Bulleri - Antonella De Marco

Prefazione di Alessandra Kustermann
Franco Angeli 2013
€ 24,00

 
Un bambino minuscolo e potente attraversa le loro vite per lasciare un messaggio. Questo è il cuore della vicenda. La ferita si rimargina quando il piccolo essere, che non è più, svela ai suoi genitori il senso del suo veloce passaggio sulla terra. La ricerca può essere un viaggio interiore straordinario se i genitori interrotti riescono a superare il baratro in cui questo lutto li ha lasciati.

Questo libro ha il merito di affrontare uno degli aspetti della maternità oscuri e dolorosi, e per questo collocati in una zona d’ombra, nella quale si preferisce non entrare: la morte prenatale e perinatale.
Lo fa accogliendo i racconti di dolore di molte madri interrotte e dei loro compagni.
Le madri interrotte sono quelle donne che partoriscono figli morti, o che muoiono dopo qualche ora, o la cui gravidanza si interrompe prima dello scadere del tempo. I padri interrotti sono quegli uomini che devono farsi forti, soffocando quasi sempre i propri sentimenti, per soccorrere le loro compagne nel momento della perdita e affrontare le incombenze pratiche che un lutto porta con sé.
La morte di un figlio è un urlo straziante di dolore, è una ferita della carne e dell’anima, la desolazione e l’angoscia che lo accompagnano spesso non possono neanche essere dette.
Nel libro, ogni narrazione dei genitori ha inizio con La storia e si conclude con Il dono.
Ne Il dono, ogni madre e ogni padre racconta come ha trasformato il trauma in qualcosa di nuovo e di buono. Ed è qui che il libro è scritto non solo per coloro che si occupano, a diverso titolo, della maternità, ma per tutti, perché ognuno di noi, prima o poi, si trova di fronte all’esperienza della perdita in senso lato, e per continuare, deve trovarle un senso.

Laura Bulleri, giornalista e counselor, si occupa di comunicazione d’impresa e formazione. Ha pubblicato Sopravvivere alla coppia (1994), e due raccolte di poesie, Radici in Volo (2006) e Argilla Azzurra (2013).

Antonella De Marco, psicologa-pscicoterapeuta, è esperta nella cura dei disturbi post-traumatici. Specialista in psicoterapia ipnotica, ha una formazione in psicoterapia senso motoria. È autrice del libro di poesie Disegnare parole (2011).
marinella m.