
Carla Sanguineti racconta come negli anni bui del ritorno della guerra nella ex-Jugoslavia non ha voluto rassegnarsi alla sconfitta storica ed è partita per costruire un’opera in memoria di Gandhi, nel museo a lui dedicato a Madurai, in India. Coinvolta in un assalto a un treno rivive, là, momenti di terrore e di disperazione come quelli provati nell’infanzia durante la guerra mondiale.
Il racconto indiano si intreccia così con quello del passato: la rinnovata esperienza di violenza le permette di affrontare finalmente il dolore che non aveva mai potuto esprimere e di raccontare la vicenda del padre morto alla fine della guerra. Dovere di memoria e di riparazione si attuano all’interno della analisi di un sé diviso tra la memoria di un padre buono e generoso ucciso senza misericordia né giustizia, l’immagine del fascismo appresa nel dopoguerra, e la scelta del proprio compagno, appartenente a una famiglia di ebrei partigiani che avevano operato nelle stesse zone di guerra del padre e che lei sente di amare come la propria.
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